Il viaggio del pollo

Allevamenti di pollo: tutte le risposte

Le domande dei consumatori e le risposte della filiera sul pollo e gli allevamenti italiani

Il pollo piace (e tanto) agli italiani ma spesso i consumatori fanno fatica ad orientarsi fra falsi miti e fake news che spesso coinvolgono la carne di pollo e la filiera avicola. Dal falso mito degli ormoni in allevamento, agli standard di sicurezza alimentare, passando per il benessere animale, tutte le domande dei consumatori e le risposte dei produttori

Come vengono allevati i polli in Italia? – Negli allevamenti convenzionali polli e tacchini vengono allevati a terra (le gabbie non sono più utilizzate da oltre 50 anni per gli avicoli da carne) all’interno di capannoni, nel rispetto delle norme europee e italiane, che stabiliscono parametri microclimatici e di illuminazione, oltre a densità di allevamento tali da garantire i comportamenti naturali dell’animale. La densità degli allevamenti è stabilita dalla legge sulla base di valutazioni scientifiche e sulla base del principio cardine delle normative europee sul benessere animale, cioè la necessità di evitare all’animale inutili sofferenze. In particolare, le normative si basano sui pareri forniti dall’EFSA, Autorità europea sulla sicurezza alimentare, istituzione scientifica indipendente che si esprime anche su questioni in materia di benessere animale e sicurezza ed igiene degli alimenti.

L’allevamento convenzionale garantisce il benessere degli animali? Chi controlla che tutto proceda nel rispetto delle regole? – I parametri con cui viene valutato il benessere animale in un allevamento convenzionale sono oggettivi. Spesso si guarda a questa tipologia di allevamento con sospetto perché gli animali vengono tenuti al chiuso ma il benessere del pollo da carne viene stabilito in base a dati e parametri definiti in un’apposita normativa e verificati direttamente sugli animali. Il rispetto della normativa sul benessere animale viene costantemente monitorato, in prima battuta dagli allevatori, dai tecnici e dai veterinari dell’azienda e assiduamente dai veterinari pubblici delle ASL – sono circa 5 mila su tutto il territorio, il numero più alto in Europa –. I controlli avvengono sia attraverso ispezioni presso gli allevamenti, sia presso lo stabilimento di macellazione. Forse non è inutile ribadire che il benessere degli animali è una priorità della filiera: se gli animali stanno bene è un vantaggio per tutti, dall’allevatore al consumatore.

 Cosa mangiano i polli italiani? È vero che vengono gonfiati con gli ormoni? – L’alimentazione di polli e tacchini è composta da mangimi ottenuti da materie prime naturali, prevalentemente cereali (mais, orzo e grano, sorgo e soia) con integratori vitaminici e sali minerali. L’utilizzo degli ormoni è vietato dalla legge, sin dal 2006, non vengono mai impiegati negli allevamenti italiani di polli e tacchini e non c’è dunque alcun rischio di trovare residui di queste sostanze nel pollo che portiamo a tavola. Lo confermano ogni anno anche le migliaia di controlli a campione svolti nell’ambito del Piano Nazionale Residui coordinato dal Ministero della Salute. L’utilizzo di queste sostanze, vietato da norme europee, sarebbe inoltre inutile perché non avrebbero modo di produrre effetti desiderati, risultando solo antieconomico per l’allevatore.

 E allora se non si usano gli ormoni in allevamento come mai i polli crescono più velocemente che in passato? – Il motivo per cui i polli di oggi crescono più rapidamente rispetto a 30 anni fa è dato dalla selezione delle razze, dall’alimentazione degli animali e dal miglioramento delle metodologie di allevamento. Inoltre negli anni è cresciuta l’attenzione degli allevatori al benessere animale e alla cura dell’ambiente di allevamento e c’è un maggior controllo della salute degli animali, sia da parte degli allevatori che dei veterinari ufficiali. Tutto ciò si traduce in un miglioramento anche della crescita degli animali.

È vero che la carne di pollo è piena di antibiotici? – No, la carne che consumiamo non contiene residui di antibiotici in riferimento ai limiti di residuo massimi stabiliti per legge (MRL), come confermano i controlli del Piano Nazionale Residui. Lo confermano anche indagini indipendenti che sottolineano che sui campioni analizzati in Italia non sono stati riscontrati residui di farmaci nella carne. L’uso di antibiotici in allevamento è solo curativo e mai per favorire la crescita. Come accade per gli umani anche i polli a volte possono ammalarsi e quindi vanno curati.

Quando necessaria, la somministrazione avviene solo dopo prescrizione veterinaria e attraverso un rigido protocollo, verificato in tutte le sue fasi: gli eventuali trattamenti farmacologici effettuati sono tutti raccolti in un apposito registro dei trattamenti obbligatorio per ogni allevamento, vidimato e periodicamente verificato dall’Autorità sanitaria competente. Ogni prescrizione deve essere inviata alla Autorità sanitaria territoriale entro 7 giorni e registrata anche sui documenti che accompagnano gli animali al macello, così che il veterinario ufficiale dello stabilimento di macellazione disponga di tutte le informazioni sanitarie pertinenti. La somministrazione del farmaco antibiotico, quindi, è controllata lungo tutta la filiera, fino al controllo sulle carni. Quando viene somministrato un farmaco agli animali, viene sempre rispettato il tempo di sospensione: si tratta del tempo minimo (che varia da farmaco a farmaco ed è stabilito per legge su solide basi scientifiche) che deve trascorrere tra l’ultima somministrazione e l’avvio degli animali al consumo.

Va inoltre sottolineato che la filiera avicola italiana è impegnata nella costante riduzione dell’uso degli antibiotici a scopo curativo: negli ultimi 5 anni l’uso del farmaco in avicoltura si è dimezzato (-49%).

Il pollo ruspante è più buono e nutriente di quello allevato in maniera convenzionale? – Non vi sono studi scientifici che dimostrino differenze nutrizionali tra polli allevati secondo le due tipologie di allevamento. Quando parliamo di “pollo ruspante” in realtà non ci riferiamo a una categoria merceologica ma a una semplice dicitura di uso comune (tutti i polli ruspano) che sta a indicare piccole produzioni rurali di nicchia, non regolamentate e quindi meno controllate. Da un punto di vista organolettico e di gusto solitamente le carni di animali allevati all’aperto possono risultare più mature e, quindi, più dure e con un gusto più marcato.

Quali informazioni sul pollo e sulla sua storia posso leggere in etichetta?L’etichetta è uno strumento che ci racconta la storia di un prodotto, una vera e propria carta d’identità. Nel caso del pollo, è una storia tutta italiana, che parla di una filiera dalla fortissima integrazione verticale di tutte le fasi della produzione – dal mangime, all’allevamento alla fase di trasformazione, alla logistica –  in grado di garantire un prodotto super fresco in 24 ore.

Tramite l’etichetta possiamo sapere chi ha prodotto il pollo che portiamo in tavola (il nome del produttore è messo in evidenza) e il codice che consente la rintracciabilità del prodotto (il lotto di produzione). Il regolamento stabilisce addirittura l’altezza minima dei caratteri in etichetta per evitare che risultino troppo piccoli e non leggibili da parte del consumatore. È diventato obbligatorio citare il Paese di origine, anche se i produttori di carni avicole lo indicano volontariamente dal 2005 (con indicazioni su dove l’animale è nato, è stato allevato e macellato, oltre a certificare ulteriori informazioni sulla tipologia di allevamento e l’alimentazione degli animali). Le disposizioni riguardano tutte le carni fresche, congelate e refrigerate, prodotte e/o commercializzate in Europa.  Per i prodotti semilavorati è obbligatorio indicare gli allergeni presenti, soffermandosi graficamente sulla parola che evoca il rischio allergico; la tipologia specifica degli oli e grassi vegetali impiegati nella produzione e l’eventuale percentuale di acqua aggiunta, se superiore a una certa soglia.

 Guarda il video e scopri di più sui metodi di allevamento del pollo italiano

#Vengoavedere – come vengono allevati i polli italiani

Oggi andiamo a conoscere Mario, perito informatico e appassionato allevatore di polli, fra le meravigliose colline del maceratese. Venite con noi? #vengoavedere su www.vivailpollo.it

Pubblicato da W il pollo su Venerdì 2 marzo 2018