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	<title>emissioni &#8211; Viva il Pollo</title>
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	<description>Ricette e curiosità dal mondo del pollo</description>
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		<title>Fake news sulla filiera 100% italiana? Scacco in cinque mosse</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 13:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Filiera non sostenibile, consumo di carne non salutare, alimenti plant-based come sostituti perfetti della carne: quante sono le fake news che inquinano il dibattito intorno alla produzione di carni avicole? Eppure si tratta di un settore centrale per la food security, ci dovrebbero essere informazioni chiare e non distorte. Ecco un vademecum che smonta con dati &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5506/filiera-5/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Fake news sulla filiera 100% italiana? Scacco in cinque mosse"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Filiera non sostenibile, consumo di carne non salutare, alimenti <em>plant-based</em> come sostituti perfetti della carne: quante sono le fake news che inquinano il dibattito intorno alla produzione di carni avicole? </strong></p>
<p>Eppure si tratta di un settore centrale per la food security, ci dovrebbero essere informazioni chiare e non distorte. Ecco un vademecum che smonta con dati e studi scientifici <a href="https://www.vivailpollo.it/category/fake-news/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>le più pericolose bufale</strong></a> che circolano sul settore di produzione delle carni, aggiornata con quelle che oggi risultano essere le più diffuse.</p>
<p>1.Mangiamo troppa carne.</p>
<p><strong>Falso!</strong> Le stime si riferiscono ai consumi apparenti, che considerano anche le parti non commestibili. In Italia, infatti, in media il consumo reale pro-capite è di circa 32,9 Kg di carne all’anno. A sgombrare il campo da equivoci ci ha pensato l’imponente lavoro di ricerca dell’equipe dell’Università di Bologna, coordinata dal professor emerito di Zootecnia Vincenzo Russo, insieme alla Commissione di studio Istituita dall’ASPA: “Consumo reale di carne e di pesce in Italia” il titolo del lavoro del team di studio che ha rivisto al ribasso le stime sul consumo di carne finora disponibili che si basavano unicamente sulla quantità, in peso carcassa equivalente, di carni prodotte e importate, senza tenere in considerazione che esistono parti commestibili e parti non commestibili. Nel 2021 secondo i dati Ismea, in Italia il “consumo apparente” pro capite annuo (bovino, suino e pollo) è stato pari a 65,3 Kg che corrisponde ad un consumo reale, quindi delle sole parti edibili, di 32,9 Kg, quindi di certo al di sotto del consumo giornaliero raccomandato di carne.</p>
<p>2.La produzione di carne non è sostenibile per l’ambiente: troppi sprechi di acqua</p>
<p><strong>Falso!</strong> Le fonti su cui si basano queste stime quantificano il volume di acqua utilizzata e non l’impatto ambientale dell’acqua consumata nella produzione. Ma non tutta l’acqua è uguale: l’acqua presa dalla falda non ha lo stesso impatto ambientale di quella piovana o di quella scaricata. In Italia per produrre 1 Kg di carne bovina in un sistema efficiente servono 790 litri d’acqua perché l’80-90% di queste risorse idriche ritorna nel naturale ciclo dell’acqua. È vero che per produrre 1 Kg di carne di manzo servono 15.000 litri d’acqua? Non proprio, soprattutto in Italia: la valutazione dei consumi d’acqua nel settore zootecnico calcola l’impronta idrica di un prodotto sommando l’acqua «blu», quella prelevata dalla falda o dai corpi idrici superficiali, l’acqua «verde», quella piovana evapotraspirata dal terreno durante la crescita delle colture, e l’acqua «grigia», il volume d’acqua necessario a diluire e depurare gli scarichi idrici di produzione. In Italia si impiega, rispetto alla media mondiale, il 25% d’acqua in meno per produrre un chilo di carne bovina. A livello complessivo, dunque, l’intero settore italiano delle carni (bovino, avicolo e suino) impiega per l’80-90% risorse idriche che fanno parte del naturale ciclo dell’acqua e che sono restituite all’ambiente come l’acqua piovana, mentre solo il 10-20% dell’acqua necessaria per produrre 1 Kg di carne viene effettivamente consumata.</p>
<p>3.Gli allevamenti e la filiera delle carni contribuiscono al cambiamento climatico</p>
<p><strong>Falso!</strong> Secondo il lavoro di un team di ricercatori dell’Università di Sassari, l’allevamento italiano contribuisce a combattere il riscaldamento globale e a mitigare il cambiamento climatico. Il team di ricerca italiano infatti ha adoperato le nuove metriche per calcolare le emissioni proposte da un pool di fisici di Oxford che per la prima volta tengono conto della permanenza dei gas in atmosfera. Una differenza sostanziale se consideriamo che il metano dopo 50 anni è praticamente sparito, mentre l’anidride carbonica resta in atmosfera per oltre mille anni. I ricercatori italiani, sulla base dei dati ufficiali pubblicati dall’ISPRA dal 1990 al 2020, hanno applicato queste nuove metriche alle emissioni di metano di tutte le filiere zootecniche italiane e hanno successivamente confrontato i risultati con quelli che si erano ottenuti usando le vecchie metriche, rilevando non solo una significativa riduzione delle emissioni, ma addirittura la negativizzazione dell’impronta ambientale.</p>
<p>4.I cibi artificiali impattano sull’ambiente molto meno di quelli naturali.</p>
<p><strong>Falso</strong>! La produzione di alimenti naturali si inserisce in un processo completo dove emissioni e sequestro delle emissioni sono bilanciate. Nella produzione dei fake food invece si possono contabilizzare solo le emissioni. Gli alimenti di origine animale sono prodotti in condizioni in cui emissioni e assorbimenti si bilanciano. Nel caso dei gas climalteranti, alle emissioni di metano, protossido di azoto degli allevamenti della filiera, si contrappone la capacità delle colture e delle superfici alberate di sequestrare carbonio per cui il bilancio è, nelle condizioni generali dell’allevamento italiano, in parità se non in negativo, secondo i calcoli effettuati con le nuove stime.</p>
<p>5.La carne è pericolosa perché contiene ormoni e antibiotici.</p>
<p><strong>Falso!</strong> Il trattamento degli animali della filiera con ormoni è vietato in Europa da oltre 40 anni e da più di quindici anni sono vietati anche gli antibiotici a scopo preventivo. L’impiego di antibiotici deve essere limitato nel tempo, e gli animali possono essere macellati soltanto dopo che i farmaci sono stati completamente smaltiti (dopo cioè il cosiddetto “periodo di sospensione”), cioè quando i residui sono a concentrazioni del tutto innocue per la salute umana. Il pollo e tutta la carne che mangiamo quindi non ne contiene affatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fonti: <a href="https://www.carnisostenibili.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Carni Sostenibili</a>, </strong></p>
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		<title>Quanto incidono gli allevamenti sulle emissioni di gas serra?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2021 14:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento intensivo polli]]></category>
		<category><![CDATA[Avicoltura allevamento polli da carne]]></category>
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		<category><![CDATA[Gli allevamenti di polli in Italia: dati e ricerche su avicoltura italiana]]></category>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le emissioni sono molto meno di quanto si pensi. Ce lo dice un’indagine ISPRA</strong></p>
<p>Secondo un’indagine ISPRA, il numero delle emissioni annue in atmosfera ha registrato un calo importante nel 2019. Nei report <em>National Inventory Report 2021</em> e <em>Informative Inventory report 2021</em>, diffusi lo scorso 16 aprile, si registra che la diminuzione sia ricollegabile soprattutto alle novità degli ultimi anni nel comparto energia: da un lato, infatti, crescono le energie rinnovabili e, dall’altro, si misurano significativi risultati per ciò che concerne le misure di efficienza con effetti positivi in generale in termini di riduzioni delle fonti fossili. In Italia solo il 7,1% delle emissioni di gas serra è attribuibile all’agricoltura e altri comparti, invece, incidono in maniera notevole: i trasporti con il 25,3% o le industrie energetiche con il 23,7% a cui si ricollegano quindi circa la metà delle emissioni di gas climalteranti. Da un’analisi più approfondita, emerge inoltre che solo poco più del 5% è ascrivibile al settore dell’allevamento (79% del comparto agricolo). La cifra è sensibilmente più bassa rispetto ai numeri indicati, per tale settore, dalla FAO (14,5%): ciò è dovuto, da un lato, agli standard italiani in agricoltura sicuramente più ecosostenibili se paragonati a quelli applicati in altri continenti e poi alla dieta mediterranea, che bilancia i cibi prevedendo una quota pro capite di carne inferiore rispetto alla media occidentale.</p>
<p>Le restrizioni alla mobilità e la chiusura delle attività dovute al Covid-19 si sono tradotte in Italia in un ulteriore riduzione delle emissioni di quasi il 10%. Tale dato dimostra quanto questi settori incidano nella bilancia delle emissioni. Anche Coldiretti conferma che l’emergenza sanitaria non ha fermato gli allevamenti italiani per garantire i rifornimenti alimentari alle famiglie e che il crollo dei climalteranti sia stato ottenuto con la riduzione delle attività di industrie e trasporti.</p>
<p>Purtroppo bisogna fare i conti con costanti visioni allarmistiche e messaggi fuorvianti non suffragati dai dati che incidono negativamente sulla filiera e sui consumatori. “Da parte del Mipaaf, c’è costante attenzione e supporto al settore, anche nei confronti di fake news e attacchi mediatici – commenta il Ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli – La <a href="https://www.vivailpollo.it/tutti-pazzi-per-il-pollo/4050/filiera/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>filiera zootecnica</strong></a> italiana è ai primi posti nel mondo per la qualità e, da tempo, gli allevatori hanno avviato un percorso improntato alla sostenibilità”.</p>
<p>A tal proposito si è espresso il Prof Giorgio Cantelli Forti, Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, prestigiosa istituzione che aggrega il meglio della scienza italiana nel campo agroalimentare: “L’equilibrio tra natura e vita dell’uomo deve essere costantemente monitorato e solo un indipendente approccio scientifico, costante e olistico, può fornire dati reali da cui trarre le metodologie di intervento. Le posizioni ambientaliste o naturaliste, oltre a spaventare, nulla forniscono a risolvere le problematiche se non ad alimentare rigide ideologie negazioniste. Se ad esempio si volessero scegliere metodi alternativi – continua il Professore – chi può garantire che produrrà meno inquinamento? Non solo l’uomo inquina, anche la natura. L’eruzione di un vulcano ad esempio disperde nell’ambiente enormi concentrazioni di sostanze chimiche e radioattive”.</p>
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