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	<title>broiler &#8211; Viva il Pollo</title>
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	<description>Ricette e curiosità dal mondo del pollo</description>
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		<title>Broiler: cosa significa davvero questo termine?</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 07:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti di pollo italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Spesso associato a informazioni fuorvianti il termine &#8220;broiler&#8221; identifica semplicemente i polli allevati per la produzione di carne. Ecco cosa significa davvero e perché viene utilizzato. Negli ultimi anni il termine &#8220;broiler&#8221; è comparso sempre più spesso in articoli, video e discussioni online dedicate al settore avicolo. Non sempre, però, viene utilizzato in modo corretto. &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5788/broiler/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Broiler: cosa significa davvero questo termine?"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Spesso associato a informazioni fuorvianti il termine &#8220;broiler&#8221; identifica semplicemente i polli allevati per la produzione di carne. Ecco cosa significa davvero e perché viene utilizzato.</strong></p>
<p>Negli ultimi anni il termine &#8220;broiler&#8221; è comparso sempre più spesso in articoli, video e discussioni online dedicate al settore avicolo. Non sempre, però, viene utilizzato in modo corretto. Il significato di questa parola è molto semplice e conoscere la sua definizione aiuta a comprendere meglio come funziona la filiera avicola moderna.</p>
<p><strong>Cosa significa broiler?</strong></p>
<p>La parola inglese <em>broiler</em> deriva dal verbo <em>to broil</em>, che significa &#8220;cuocere alla griglia&#8221;. In ambito zootecnico viene utilizzata a livello internazionale per indicare i polli allevati per la produzione di carne.</p>
<p>Si tratta di una definizione tecnica adottata da università, istituti di ricerca, organizzazioni internazionali e autorità sanitarie per distinguere i polli da carne dalle galline ovaiole, allevate invece per la produzione di uova.</p>
<p>Quando si parla di <a href="https://www.vivailpollo.it/tag/broiler/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pollo broiler</a>, quindi, non si fa riferimento a una razza specifica né a una particolare tecnica di allevamento, ma semplicemente a una categoria produttiva.</p>
<p><strong>Perché i polli crescono più velocemente rispetto al passato?</strong></p>
<p>Molti si chiedono come mai i polli moderni crescano più rapidamente rispetto al passato.</p>
<p>La risposta è il risultato della combinazione di diversi fattori. La selezione genetica &#8211; utilizzata da decenni in zootecnia per migliorare ed efficientare le produzioni ma anche in agricoltura &#8211; ha certamente avuto un ruolo importante, ma non è l&#8217;unico elemento da considerare. Anche il miglioramento dell&#8217;alimentazione, i progressi della medicina veterinaria, l&#8217;innovazione tecnologica e le migliori condizioni di allevamento hanno contribuito a rendere la produzione più efficiente.</p>
<p>Contrariamente a una convinzione ancora diffusa, <strong>questa crescita non dipende dall&#8217;utilizzo di ormoni</strong>, sostanze severamente vietate dalle normative europee e, ad ogni modo, inefficaci sui volatili.</p>
<p><strong>Come vengono allevati i broiler in Italia?</strong></p>
<p>I broiler allevati in Italia vengono cresciuti sempre a terra all&#8217;interno di strutture controllate che consentono di monitorare costantemente le condizioni ambientali e che, per alcune tipologie di allevamento, consentono anche l’uscita degli animali in spazi erbosi.</p>
<p>Temperatura, ventilazione, qualità dell&#8217;aria, disponibilità di acqua e alimentazione vengono verificate durante tutto il ciclo produttivo attraverso sistemi sempre più avanzati, con lo scopo di tutelare il benessere e la salute degli animali.</p>
<p>A vigilare su questo equilibrio non ci sono solo le tecnologie e i rigidi protocolli di biosicurezza &#8211; essenziali per proteggere gli animali dal contatto con l’esterno e prevenire l’ingresso di agenti patogeni &#8211; ma una rete costante di veterinari, allevatori professionisti e operatori formati, il cui lavoro quotidiano garantisce la salute del patrimonio avicolo e i più alti standard di sicurezza alimentare per il consumatore.</p>
<p><strong>Quale ruolo hanno il benessere animale e la sostenibilità?</strong></p>
<p>Negli ultimi anni il settore avicolo ha investito in modo significativo nel miglioramento costante delle condizioni di allevamento e nella sostenibilità delle produzioni.</p>
<p>Secondo i dati del <a href="https://www.unaitalia.com/disciplinare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Disciplinare di etichettatura volontaria delle carni di pollame di Unaitalia</strong></a>, il 78% della produzione nazionale riporta in etichetta informazioni aggiuntive sulle modalità di allevamento e oltre il 35% certifica standard di benessere animale superiori a quelli richiesti dalla normativa.</p>
<p>Parallelamente, le aziende continuano a investire in innovazione tecnologica, biosicurezza ed efficienza produttiva, con l&#8217;obiettivo di migliorare ulteriormente la sostenibilità della filiera e ridurre l&#8217;impatto ambientale delle produzioni.</p>
<p><strong>Perché è importante conoscere il significato corretto di broiler?</strong></p>
<p>Comprendere il significato di questo termine aiuta a interpretare in modo più consapevole molte delle informazioni che riguardano il settore avicolo.</p>
<p>Spesso parole tecniche vengono utilizzate fuori contesto e finiscono per generare confusione. In realtà, &#8220;broiler&#8221; è semplicemente il termine con cui la comunità scientifica e la filiera identificano i polli allevati per la produzione di carne.</p>
<p>Dietro questa definizione esiste una filiera che coinvolge allevatori, veterinari, nutrizionisti e tecnici specializzati impegnati ogni giorno nel garantire sicurezza alimentare, benessere animale e qualità del prodotto finale.</p>
<p>Vuoi saperne di più sulla filiera avicola italiana? Visita il <a href="https://www.vivailpollo.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>nostro sito</strong></a></p>
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		<title>Tutto quello che c’è da sapere sugli allevamenti avicoli in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 13:45:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il viaggio del pollo]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti intensivi]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Allevamenti avicoli, dai sistemi di controllo al benessere animale, passando per biosicurezza e tracciabilità: ecco come funziona oggi la filiera avicola italiana e quali garanzie offre ai consumatori. Quando si parla di allevamenti avicoli, spesso emergono dubbi, curiosità e informazioni non sempre corrette. Come vengono allevati i polli in Italia? Quali controlli vengono effettuati? E &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/il-viaggio-del-pollo/5781/allevamenti/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Tutto quello che c’è da sapere sugli allevamenti avicoli in Italia"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Allevamenti avicoli, dai sistemi di controllo al benessere animale, passando per biosicurezza e tracciabilità: ecco come funziona oggi la filiera avicola italiana e quali garanzie offre ai consumatori.</strong></p>
<p>Quando si parla di allevamenti avicoli, spesso emergono dubbi, curiosità e informazioni non sempre corrette. Come vengono allevati i polli in Italia? Quali controlli vengono effettuati? E quali garanzie esistono in termini di benessere animale e sicurezza alimentare? Conoscere il funzionamento della filiera aiuta a comprendere meglio il percorso che porta il pollo dalle aziende agricole alle nostre tavole e a distinguere i fatti dai luoghi comuni.</p>
<p><strong>Gli allevamenti di pollo in Italia sono tutti uguali?</strong></p>
<p>Gli allevamenti possono differire per dimensioni e caratteristiche strutturali, ma devono tutti rispettare le stesse regole in materia di salute animale, igiene delle produzioni e benessere. In Italia, i polli destinati alla produzione di carne vengono allevati sempre a terra. A seconda che si tratti di un allevamento convenzionale, all’aperto o biologico, le strutture interne &#8211; progettate per garantire condizioni ambientali controllate e protezione dagli agenti esterni &#8211; possono essere integrate da spazi esterni erbosi.</p>
<p>L&#8217;intera filiera è soggetta a normative europee e nazionali particolarmente rigorose, che disciplinano ogni fase della produzione. Secondo i dati presentati da Unaitalia, nel 2025 il comparto avicolo italiano ha raggiunto un livello di autosufficienza pari al 105,1%, confermandosi come l’unico settore zootecnico nazionale in grado di coprire il fabbisogno interno.</p>
<p><strong>Come vengono controllate le condizioni di allevamento?</strong></p>
<p>Gli allevamenti avicoli moderni utilizzano tecnologie avanzate che consentono di monitorare costantemente le condizioni ambientali all&#8217;interno delle strutture.</p>
<p>Temperatura, umidità, ventilazione, qualità dell&#8217;aria, disponibilità di acqua e alimentazione vengono controllate attraverso sistemi digitali che permettono agli allevatori di intervenire rapidamente, e anche a distanza, in caso di necessità. Questo approccio contribuisce a garantire condizioni stabili durante tutto il ciclo di crescita degli animali.</p>
<p>L&#8217;innovazione tecnologica rappresenta oggi uno degli strumenti più importanti per garantire il benessere animale e rendere la gestione degli allevamenti sempre più efficiente e sostenibile.</p>
<p><strong>Quanto conta il benessere animale?</strong></p>
<p>Il benessere animale è una priorità assoluta per gli allevatori e rappresenta il tema su cui la filiera avicola investe maggiormente per un miglioramento costante. Le normative europee stabiliscono requisiti precisi relativi agli spazi disponibili, all&#8217;illuminazione, alla qualità della lettiera e alla gestione complessiva degli animali.</p>
<p>Molte aziende hanno scelto di adottare standard ancora più elevati rispetto a quelli richiesti dalla legge. Secondo i dati del Disciplinare di etichettatura volontaria delle carni di pollame di Unaitalia, il 78% della produzione nazionale riporta in etichetta informazioni aggiuntive sulle modalità di allevamento e/o sull’alimentazione (come, ad esempio, l’utilizzo di luce naturale, l’allevato senza uso di antibiotici e l’alimentazione vegetale) e oltre il 35% certifica standard di benessere animale superiori a quelli previsti dalla normativa.</p>
<p>Si tratta di un segnale importante che testimonia l&#8217;impegno concreto del settore verso una sempre maggiore trasparenza e una continua evoluzione delle pratiche di allevamento.</p>
<p><strong>Cosa mangiano i polli allevati in Italia?</strong></p>
<p>L&#8217;alimentazione dei polli viene definita da nutrizionisti specializzati e varia in base alle diverse fasi della crescita. I mangimi sono composti principalmente da cereali, materie prime vegetali, vitamine e minerali selezionati per garantire un apporto nutrizionale equilibrato.</p>
<p>Ogni ingrediente utilizzato è sottoposto a controlli rigorosi lungo tutta la filiera. L&#8217;obiettivo è assicurare agli animali una dieta adeguata ai loro fabbisogni e contribuire al mantenimento di buone condizioni di salute.</p>
<p>L&#8217;attenzione alla qualità dell&#8217;alimentazione rappresenta uno degli elementi fondamentali per garantire sicurezza e qualità del prodotto finale.</p>
<p><strong>Negli allevamenti vengono utilizzati antibiotici?</strong></p>
<p>Come accade per gli esseri umani, anche gli animali possono ammalarsi ed è un preciso dovere curarli per evitare inutili sofferenze e garantire il loro benessere.</p>
<p>Gli antibiotici possono essere utilizzati esclusivamente sotto prescrizione veterinaria e per finalità terapeutiche. In Europa è vietato il loro impiego come promotori della crescita e il loro utilizzo è regolato da norme molto severe.</p>
<p>Negli ultimi anni il settore avicolo italiano ha compiuto progressi significativi nella riduzione del consumo di antibiotici. Secondo l&#8217;elaborazione di <a href="https://www.vivailpollo.it/pollopedia/5764/filiera-6/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unaitalia sui dati ClassyFarm</a>, tra il 2015 e il 2025 l&#8217;utilizzo di antibiotici negli allevamenti avicoli si è ridotto del 96%, con una diminuzione del 97,55 nel pollo e del 94,75% nel tacchino.</p>
<p>Questi risultati sono stati raggiunti grazie a un percorso virtuoso di formazione costante degli operatori di filiera, al rafforzamento delle misure di biosicurezza, alla prevenzione sanitaria e al miglioramento delle pratiche di gestione degli allevamenti.</p>
<p><strong>Come viene garantita la sicurezza del pollo che acquistiamo?</strong></p>
<p>La sicurezza alimentare si basa su un sistema di controlli che accompagna il prodotto lungo tutta la filiera. Veterinari, autorità sanitarie e organismi di controllo verificano il rispetto delle normative e monitorano costantemente lo stato di salute degli animali.</p>
<p>Ogni fase produttiva viene registrata attraverso sistemi di tracciabilità che consentono di ricostruire il percorso del prodotto dall&#8217;allevamento fino al punto vendita. Questo approccio permette di garantire elevati standard di sicurezza e trasparenza.</p>
<p>Dietro il pollo che troviamo ogni giorno al supermercato esiste quindi una filiera altamente organizzata che investe continuamente in innovazione e benessere animale, rispettando i più rigidi protocolli di controllo per offrire ai consumatori un prodotto sempre sicuro e affidabile.</p>
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		<title>Fake news sulla filiera 100% italiana? Scacco in cinque mosse</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 13:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Filiera non sostenibile, consumo di carne non salutare, alimenti plant-based come sostituti perfetti della carne: quante sono le fake news che inquinano il dibattito intorno alla produzione di carni avicole? Eppure si tratta di un settore centrale per la food security, ci dovrebbero essere informazioni chiare e non distorte. Ecco un vademecum che smonta con dati &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5506/filiera-5/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Fake news sulla filiera 100% italiana? Scacco in cinque mosse"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Filiera non sostenibile, consumo di carne non salutare, alimenti <em>plant-based</em> come sostituti perfetti della carne: quante sono le fake news che inquinano il dibattito intorno alla produzione di carni avicole? </strong></p>
<p>Eppure si tratta di un settore centrale per la food security, ci dovrebbero essere informazioni chiare e non distorte. Ecco un vademecum che smonta con dati e studi scientifici <a href="https://www.vivailpollo.it/category/fake-news/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>le più pericolose bufale</strong></a> che circolano sul settore di produzione delle carni, aggiornata con quelle che oggi risultano essere le più diffuse.</p>
<p>1.Mangiamo troppa carne.</p>
<p><strong>Falso!</strong> Le stime si riferiscono ai consumi apparenti, che considerano anche le parti non commestibili. In Italia, infatti, in media il consumo reale pro-capite è di circa 32,9 Kg di carne all’anno. A sgombrare il campo da equivoci ci ha pensato l’imponente lavoro di ricerca dell’equipe dell’Università di Bologna, coordinata dal professor emerito di Zootecnia Vincenzo Russo, insieme alla Commissione di studio Istituita dall’ASPA: “Consumo reale di carne e di pesce in Italia” il titolo del lavoro del team di studio che ha rivisto al ribasso le stime sul consumo di carne finora disponibili che si basavano unicamente sulla quantità, in peso carcassa equivalente, di carni prodotte e importate, senza tenere in considerazione che esistono parti commestibili e parti non commestibili. Nel 2021 secondo i dati Ismea, in Italia il “consumo apparente” pro capite annuo (bovino, suino e pollo) è stato pari a 65,3 Kg che corrisponde ad un consumo reale, quindi delle sole parti edibili, di 32,9 Kg, quindi di certo al di sotto del consumo giornaliero raccomandato di carne.</p>
<p>2.La produzione di carne non è sostenibile per l’ambiente: troppi sprechi di acqua</p>
<p><strong>Falso!</strong> Le fonti su cui si basano queste stime quantificano il volume di acqua utilizzata e non l’impatto ambientale dell’acqua consumata nella produzione. Ma non tutta l’acqua è uguale: l’acqua presa dalla falda non ha lo stesso impatto ambientale di quella piovana o di quella scaricata. In Italia per produrre 1 Kg di carne bovina in un sistema efficiente servono 790 litri d’acqua perché l’80-90% di queste risorse idriche ritorna nel naturale ciclo dell’acqua. È vero che per produrre 1 Kg di carne di manzo servono 15.000 litri d’acqua? Non proprio, soprattutto in Italia: la valutazione dei consumi d’acqua nel settore zootecnico calcola l’impronta idrica di un prodotto sommando l’acqua «blu», quella prelevata dalla falda o dai corpi idrici superficiali, l’acqua «verde», quella piovana evapotraspirata dal terreno durante la crescita delle colture, e l’acqua «grigia», il volume d’acqua necessario a diluire e depurare gli scarichi idrici di produzione. In Italia si impiega, rispetto alla media mondiale, il 25% d’acqua in meno per produrre un chilo di carne bovina. A livello complessivo, dunque, l’intero settore italiano delle carni (bovino, avicolo e suino) impiega per l’80-90% risorse idriche che fanno parte del naturale ciclo dell’acqua e che sono restituite all’ambiente come l’acqua piovana, mentre solo il 10-20% dell’acqua necessaria per produrre 1 Kg di carne viene effettivamente consumata.</p>
<p>3.Gli allevamenti e la filiera delle carni contribuiscono al cambiamento climatico</p>
<p><strong>Falso!</strong> Secondo il lavoro di un team di ricercatori dell’Università di Sassari, l’allevamento italiano contribuisce a combattere il riscaldamento globale e a mitigare il cambiamento climatico. Il team di ricerca italiano infatti ha adoperato le nuove metriche per calcolare le emissioni proposte da un pool di fisici di Oxford che per la prima volta tengono conto della permanenza dei gas in atmosfera. Una differenza sostanziale se consideriamo che il metano dopo 50 anni è praticamente sparito, mentre l’anidride carbonica resta in atmosfera per oltre mille anni. I ricercatori italiani, sulla base dei dati ufficiali pubblicati dall’ISPRA dal 1990 al 2020, hanno applicato queste nuove metriche alle emissioni di metano di tutte le filiere zootecniche italiane e hanno successivamente confrontato i risultati con quelli che si erano ottenuti usando le vecchie metriche, rilevando non solo una significativa riduzione delle emissioni, ma addirittura la negativizzazione dell’impronta ambientale.</p>
<p>4.I cibi artificiali impattano sull’ambiente molto meno di quelli naturali.</p>
<p><strong>Falso</strong>! La produzione di alimenti naturali si inserisce in un processo completo dove emissioni e sequestro delle emissioni sono bilanciate. Nella produzione dei fake food invece si possono contabilizzare solo le emissioni. Gli alimenti di origine animale sono prodotti in condizioni in cui emissioni e assorbimenti si bilanciano. Nel caso dei gas climalteranti, alle emissioni di metano, protossido di azoto degli allevamenti della filiera, si contrappone la capacità delle colture e delle superfici alberate di sequestrare carbonio per cui il bilancio è, nelle condizioni generali dell’allevamento italiano, in parità se non in negativo, secondo i calcoli effettuati con le nuove stime.</p>
<p>5.La carne è pericolosa perché contiene ormoni e antibiotici.</p>
<p><strong>Falso!</strong> Il trattamento degli animali della filiera con ormoni è vietato in Europa da oltre 40 anni e da più di quindici anni sono vietati anche gli antibiotici a scopo preventivo. L’impiego di antibiotici deve essere limitato nel tempo, e gli animali possono essere macellati soltanto dopo che i farmaci sono stati completamente smaltiti (dopo cioè il cosiddetto “periodo di sospensione”), cioè quando i residui sono a concentrazioni del tutto innocue per la salute umana. Il pollo e tutta la carne che mangiamo quindi non ne contiene affatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fonti: <a href="https://www.carnisostenibili.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Carni Sostenibili</a>, </strong></p>
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