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	<title>Fake News &#8211; Viva il Pollo</title>
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	<description>Ricette e curiosità dal mondo del pollo</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 Sep 2026 15:28:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Fake News &#8211; Viva il Pollo</title>
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		<title>Antibiotici negli allevamenti: cosa dice la normativa e come è cambiato il settore avicolo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 09:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
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		<category><![CDATA[Come vengono allevati i broiler in Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Gli antibiotici possono essere utilizzati solo a scopo terapeutico e sotto controllo veterinario. Ecco cosa prevede la normativa e come la filiera ha ridotto il loro utilizzo negli ultimi anni. Quando si parla di allevamenti, il tema degli antibiotici è spesso al centro del dibattito pubblico. Nel tempo si sono diffuse informazioni imprecise che hanno &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5828/antibiotici-4/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Antibiotici negli allevamenti: cosa dice la normativa e come è cambiato il settore avicolo"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli antibiotici possono essere utilizzati solo a scopo terapeutico e sotto controllo veterinario. Ecco cosa prevede la normativa e come la filiera ha ridotto il loro utilizzo negli ultimi anni.</strong></p>
<p>Quando si parla di allevamenti, il tema degli antibiotici è spesso al centro del dibattito pubblico. Nel tempo si sono diffuse informazioni imprecise che hanno contribuito ad alimentare dubbi e preoccupazioni tra i consumatori. Ma qual è la situazione oggi? Quando possono essere utilizzati gli antibiotici negli allevamenti avicoli? E quali risultati sono stati ottenuti negli ultimi anni? I dati raccontano una realtà molto diversa da quella spesso rappresentata online.</p>
<p><strong>Perché vengono utilizzati gli antibiotici?</strong></p>
<p>Esattamente come accade per gli esseri umani, anche gli animali possono ammalarsi. Quando questo succede, curarli non è solo una necessità gestionale, ma un preciso dovere per evitare inutili sofferenze e garantire il loro benessere. Oggi, la normativa europea in materia è tra le più stringenti al mondo. Gli antibiotici negli allevamenti possono essere utilizzati esclusivamente per finalità terapeutiche, cioè per curare specifiche patologie, e sempre sotto la supervisione di un medico veterinario.</p>
<p>Resiste ancora la <a href="https://www.vivailpollo.it/category/fake-news/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>fake news</strong></a> secondo cui gli antibiotici verrebbero usati per far crescere gli animali più velocemente. In realtà, l&#8217;Unione europea ha vietato tassativamente l&#8217;uso degli antibiotici come promotori della crescita dal lontano 2006. I farmaci, quindi, entrano in gioco solo e soltanto quando la salute dell&#8217;animale lo richiede.</p>
<p><strong>Come vengono controllati gli antibiotici negli allevamenti?</strong></p>
<p>L&#8217;utilizzo degli antibiotici è sottoposto a controlli lungo tutta la filiera.</p>
<p>I veterinari valutano lo stato di salute degli animali e stabiliscono se un trattamento sia realmente necessario. Inoltre, la normativa prevede specifici tempi di sospensione che devono trascorrere tra l&#8217;ultimo trattamento e l&#8217;ingresso dell&#8217;animale nella filiera alimentare. Questo sistema di controlli garantisce che i prodotti destinati ai consumatori rispettino rigorosi standard di sicurezza alimentare.</p>
<p><strong>Perché il settore ha ridotto così tanto il loro utilizzo?</strong></p>
<p>Negli ultimi anni la filiera avicola ha investito fortemente nella prevenzione delle malattie, con l&#8217;obiettivo di ridurre la necessità di ricorrere ai trattamenti farmacologici. Secondo l&#8217;elaborazione di Unaitalia sui dati ClassyFarm, tra il 2015 e il 2025 l&#8217;utilizzo di antibiotici negli allevamenti avicoli si è ridotto del 96%, con una diminuzione del 97,55% nel pollo e del 94,75% nel tacchino.</p>
<p>Questi risultati sono stati ottenuti grazie a investimenti in biosicurezza, monitoraggio sanitario, innovazione tecnologica e formazione degli operatori. Oggi l&#8217;Italia rappresenta uno dei Paesi europei più avanzati nella gestione responsabile degli antibiotici in avicoltura.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è la biosicurezza e quale ruolo ha nella riduzione degli antibiotici?</strong></p>
<p>La biosicurezza comprende tutte le misure adottate per prevenire l&#8217;ingresso e la diffusione di malattie negli allevamenti. Controllo degli accessi, procedure di pulizia e disinfezione, monitoraggio sanitario degli animali e gestione accurata delle strutture contribuiscono a ridurre il rischio di malattie e, di conseguenza, la necessità di utilizzare farmaci.</p>
<p>Proprio il rafforzamento delle misure di biosicurezza è stato uno degli elementi chiave che hanno permesso alla filiera di ottenere risultati così significativi nella riduzione del consumo di antibiotici.</p>
<p><strong>Quali altre iniziative ha adottato la filiera?</strong></p>
<p>La riduzione degli antibiotici non è l&#8217;unico risultato raggiunto dal comparto. Secondo Unaitalia, già dal 2009 il settore avicolo italiano ha eliminato volontariamente l&#8217;utilizzo delle cefalosporine di terza e quarta generazione, considerate particolarmente importanti per la medicina umana. Dal 2017 è stata inoltre eliminata la colistina nei polli.</p>
<p>Queste scelte testimoniano l&#8217;impegno della filiera nel contrastare il fenomeno dell&#8217;antibiotico-resistenza e nel promuovere un utilizzo sempre più responsabile dei farmaci veterinari.</p>
<p><strong>Cosa significa tutto questo per i consumatori?</strong></p>
<p>Per i consumatori significa poter contare su una filiera che investe costantemente in prevenzione, innovazione e sicurezza alimentare. La riduzione dell&#8217;utilizzo degli antibiotici non è avvenuta rinunciando alla salute degli animali, ma attraverso un miglioramento complessivo delle pratiche di allevamento. Dietro il pollo che arriva sulle tavole degli italiani esiste infatti un sistema di controlli, competenze e procedure che coinvolge allevatori, veterinari e autorità sanitarie e che lavora ogni giorno per garantire prodotti sicuri e controllati.</p>
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		<title>Il benessere animale oltre i luoghi comuni</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 16:14:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[benessere animale]]></category>
		<category><![CDATA[filiera avicola 100% italiana]]></category>
		<category><![CDATA[pollo broiler allevamento]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cosa significa davvero garantire il benessere animale negli allevamenti, perché oggi si misura con scienza, tecnologia e controlli, non con le percezioni Quando si parla di benessere animale, il dibattito rischia spesso di fermarsi alle immagini o alle percezioni: più spazio significa necessariamente più benessere? Un allevamento piccolo è sempre migliore di uno grande? La &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5812/benessere-animale-2/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Il benessere animale oltre i luoghi comuni"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Cosa significa davvero garantire il benessere animale negli allevamenti, perché oggi si misura con scienza, tecnologia e controlli, non con le percezioni</strong></p>
<p>Quando si parla di benessere animale, il dibattito rischia spesso di fermarsi alle immagini o alle percezioni: più spazio significa necessariamente più benessere? Un allevamento piccolo è sempre migliore di uno grande? La realtà è più complessa. Il benessere degli animali è un concetto multidimensionale, che riguarda salute, comportamento, alimentazione, ambiente, livelli di stress e possibilità di esprimere comportamenti propri della specie.</p>
<p>Per questo oggi non può essere valutato sulla base di un singolo parametro, ma attraverso indicatori concreti e osservabili. Alla base rimangono principi riconosciuti a livello internazionale, come le cosiddette “Cinque Libertà”: accesso adeguato a cibo e acqua, condizioni ambientali idonee, tutela da dolore e malattie evitabili, possibilità di esprimere comportamenti naturali e protezione da paura e stress. A questi principi si affianca un approccio sempre più orientato a valutare complessivamente la qualità della vita dell&#8217;animale.</p>
<p><strong>Dalle percezioni ai dati</strong></p>
<p>Uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni riguarda proprio la possibilità di misurare il benessere in maniera sempre più precisa.</p>
<p>Sensori, telecamere, collari intelligenti e software di analisi permettono di raccogliere informazioni sulle condizioni ambientali e sul comportamento degli animali: dalla temperatura e qualità dell&#8217;aria fino ai movimenti, all&#8217;alimentazione e ai tempi di riposo. Un cambiamento nelle abitudini può così essere individuato rapidamente e diventare un segnale utile per intervenire prima che una situazione di disagio evolva in un problema sanitario.</p>
<p>La tecnologia, naturalmente, non sostituisce l&#8217;esperienza dell&#8217;allevatore o il ruolo del veterinario. Li affianca, offrendo strumenti aggiuntivi per prendere decisioni basate su dati e monitorare con maggiore continuità ciò che accade in allevamento.</p>
<p><strong>Più spazio significa sempre più benessere?</strong></p>
<p>È uno dei luoghi comuni più diffusi. Lo spazio è certamente un elemento importante, ma non può essere considerato isolatamente.</p>
<p>A incidere sul benessere sono contemporaneamente molti fattori: le caratteristiche e le esigenze della specie, la qualità degli ambienti, lo stato sanitario, la disponibilità di risorse, la biosicurezza e, soprattutto, la qualità della gestione quotidiana. Allo stesso modo, le dimensioni di un allevamento non permettono, da sole, di stabilire se gli animali vivano in condizioni migliori o peggiori.</p>
<p>È quindi l&#8217;equilibrio tra i diversi parametri a fare la differenza. Ridurre un tema così articolato alla contrapposizione tra “grande” e “piccolo”, oppure tra “più” e “meno” spazio, rischia di restituire una fotografia parziale.</p>
<p><strong>Prevenire prima di curare</strong></p>
<p>Un altro elemento centrale è la prevenzione sanitaria. Programmi vaccinali, controlli veterinari, misure di biosicurezza e monitoraggi continui hanno l&#8217;obiettivo di ridurre il rischio che le malattie si sviluppino e si diffondano.</p>
<p>Anche la progettazione degli ambienti contribuisce al risultato: pavimentazioni e lettiere adeguate, aree di riposo, disponibilità delle risorse e organizzazione degli spazi devono rispondere alle esigenze degli animali e consentire una gestione efficace. In questo senso, il benessere non coincide con un singolo intervento, ma nasce da una gestione quotidiana fatta di prevenzione, osservazione e capacità di intervenire tempestivamente.</p>
<p><strong>Controllare, verificare, migliorare</strong></p>
<p>Parlare di benessere animale non significa sostenere che non esistano criticità. Al contrario, significa dotarsi di strumenti che permettano di individuarle, verificarle e affrontarle. È qui che assumono importanza controlli, standard e sistemi di certificazione, insieme all&#8217;attività di veterinari, autorità pubbliche e organismi preposti alla verifica. Il benessere animale diventa così un percorso misurabile e sottoposto a valutazione, non un principio affidato esclusivamente alla sensibilità individuale.</p>
<p><strong>Un percorso di miglioramento continuo</strong></p>
<p>Superare i luoghi comuni significa quindi cambiare prospettiva. Il benessere animale non è un&#8217;immagine ideale dell&#8217;allevamento, né può essere raccontato attraverso una singola caratteristica. È il risultato dell&#8217;incontro tra conoscenze etologiche, ricerca scientifica, innovazione tecnologica, prevenzione sanitaria, competenze degli operatori e controlli.</p>
<p>Ed è soprattutto un processo che continua a evolvere. Nuove conoscenze e nuovi strumenti consentono di osservare sempre meglio gli animali e di intervenire in modo più tempestivo e preciso. <a href="https://www.vivailpollo.it/il-viaggio-del-pollo/5407/qualita-e-sicurezza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Perché garantire il loro benessere significa prima di tutto conoscerne le esigenze</strong></a> e trasformarle in pratiche concrete, verificabili e in costante miglioramento.</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.carnisostenibili.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Carni Sostenibili</strong></a></p>
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		<title>Broiler: cosa significa davvero questo termine?</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 07:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[allevamenti di pollo italiano]]></category>
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		<category><![CDATA[Come vengono allevati i broiler in Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Spesso associato a informazioni fuorvianti il termine &#8220;broiler&#8221; identifica semplicemente i polli allevati per la produzione di carne. Ecco cosa significa davvero e perché viene utilizzato. Negli ultimi anni il termine &#8220;broiler&#8221; è comparso sempre più spesso in articoli, video e discussioni online dedicate al settore avicolo. Non sempre, però, viene utilizzato in modo corretto. &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5788/broiler/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Broiler: cosa significa davvero questo termine?"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Spesso associato a informazioni fuorvianti il termine &#8220;broiler&#8221; identifica semplicemente i polli allevati per la produzione di carne. Ecco cosa significa davvero e perché viene utilizzato.</strong></p>
<p>Negli ultimi anni il termine &#8220;broiler&#8221; è comparso sempre più spesso in articoli, video e discussioni online dedicate al settore avicolo. Non sempre, però, viene utilizzato in modo corretto. Il significato di questa parola è molto semplice e conoscere la sua definizione aiuta a comprendere meglio come funziona la filiera avicola moderna.</p>
<p><strong>Cosa significa broiler?</strong></p>
<p>La parola inglese <em>broiler</em> deriva dal verbo <em>to broil</em>, che significa &#8220;cuocere alla griglia&#8221;. In ambito zootecnico viene utilizzata a livello internazionale per indicare i polli allevati per la produzione di carne.</p>
<p>Si tratta di una definizione tecnica adottata da università, istituti di ricerca, organizzazioni internazionali e autorità sanitarie per distinguere i polli da carne dalle galline ovaiole, allevate invece per la produzione di uova.</p>
<p>Quando si parla di <a href="https://www.vivailpollo.it/tag/broiler/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pollo broiler</a>, quindi, non si fa riferimento a una razza specifica né a una particolare tecnica di allevamento, ma semplicemente a una categoria produttiva.</p>
<p><strong>Perché i polli crescono più velocemente rispetto al passato?</strong></p>
<p>Molti si chiedono come mai i polli moderni crescano più rapidamente rispetto al passato.</p>
<p>La risposta è il risultato della combinazione di diversi fattori. La selezione genetica &#8211; utilizzata da decenni in zootecnia per migliorare ed efficientare le produzioni ma anche in agricoltura &#8211; ha certamente avuto un ruolo importante, ma non è l&#8217;unico elemento da considerare. Anche il miglioramento dell&#8217;alimentazione, i progressi della medicina veterinaria, l&#8217;innovazione tecnologica e le migliori condizioni di allevamento hanno contribuito a rendere la produzione più efficiente.</p>
<p>Contrariamente a una convinzione ancora diffusa, <strong>questa crescita non dipende dall&#8217;utilizzo di ormoni</strong>, sostanze severamente vietate dalle normative europee e, ad ogni modo, inefficaci sui volatili.</p>
<p><strong>Come vengono allevati i broiler in Italia?</strong></p>
<p>I broiler allevati in Italia vengono cresciuti sempre a terra all&#8217;interno di strutture controllate che consentono di monitorare costantemente le condizioni ambientali e che, per alcune tipologie di allevamento, consentono anche l’uscita degli animali in spazi erbosi.</p>
<p>Temperatura, ventilazione, qualità dell&#8217;aria, disponibilità di acqua e alimentazione vengono verificate durante tutto il ciclo produttivo attraverso sistemi sempre più avanzati, con lo scopo di tutelare il benessere e la salute degli animali.</p>
<p>A vigilare su questo equilibrio non ci sono solo le tecnologie e i rigidi protocolli di biosicurezza &#8211; essenziali per proteggere gli animali dal contatto con l’esterno e prevenire l’ingresso di agenti patogeni &#8211; ma una rete costante di veterinari, allevatori professionisti e operatori formati, il cui lavoro quotidiano garantisce la salute del patrimonio avicolo e i più alti standard di sicurezza alimentare per il consumatore.</p>
<p><strong>Quale ruolo hanno il benessere animale e la sostenibilità?</strong></p>
<p>Negli ultimi anni il settore avicolo ha investito in modo significativo nel miglioramento costante delle condizioni di allevamento e nella sostenibilità delle produzioni.</p>
<p>Secondo i dati del <a href="https://www.unaitalia.com/disciplinare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Disciplinare di etichettatura volontaria delle carni di pollame di Unaitalia</strong></a>, il 78% della produzione nazionale riporta in etichetta informazioni aggiuntive sulle modalità di allevamento e oltre il 35% certifica standard di benessere animale superiori a quelli richiesti dalla normativa.</p>
<p>Parallelamente, le aziende continuano a investire in innovazione tecnologica, biosicurezza ed efficienza produttiva, con l&#8217;obiettivo di migliorare ulteriormente la sostenibilità della filiera e ridurre l&#8217;impatto ambientale delle produzioni.</p>
<p><strong>Perché è importante conoscere il significato corretto di broiler?</strong></p>
<p>Comprendere il significato di questo termine aiuta a interpretare in modo più consapevole molte delle informazioni che riguardano il settore avicolo.</p>
<p>Spesso parole tecniche vengono utilizzate fuori contesto e finiscono per generare confusione. In realtà, &#8220;broiler&#8221; è semplicemente il termine con cui la comunità scientifica e la filiera identificano i polli allevati per la produzione di carne.</p>
<p>Dietro questa definizione esiste una filiera che coinvolge allevatori, veterinari, nutrizionisti e tecnici specializzati impegnati ogni giorno nel garantire sicurezza alimentare, benessere animale e qualità del prodotto finale.</p>
<p>Vuoi saperne di più sulla filiera avicola italiana? Visita il <a href="https://www.vivailpollo.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>nostro sito</strong></a></p>
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		<title>Qual è l&#8217;impatto ambientale del pollo? Rispondiamo con i dati</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 07:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Emissioni, utilizzo delle risorse, economia circolare e impatto ambientale: cosa dicono i numeri sulla sostenibilità della filiera avicola italiana. Quando si parla delle produzioni zootecniche, il dibattito si concentra spesso sull&#8217;impatto ambientale delle diverse fonti proteiche. Ma qual è il contributo reale del settore avicolo? Analizzare i dati permette di comprendere meglio il ruolo del &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5785/ambientale/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Qual è l&#8217;impatto ambientale del pollo? Rispondiamo con i dati"</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5785/ambientale/">Qual è l&#8217;impatto ambientale del pollo? Rispondiamo con i dati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.vivailpollo.it">Viva il Pollo</a>.</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Emissioni, utilizzo delle risorse, economia circolare e impatto ambientale: cosa dicono i numeri sulla sostenibilità della filiera avicola italiana.</strong></p>
<p>Quando si parla delle produzioni zootecniche, il dibattito si concentra spesso sull&#8217;impatto ambientale delle diverse fonti proteiche. Ma qual è il contributo reale del settore avicolo? Analizzare i dati permette di comprendere meglio il ruolo del pollo all&#8217;interno di una dieta equilibrata e di valutare il percorso intrapreso dalla filiera verso modelli produttivi sempre più efficienti e sostenibili.</p>
<p><strong>Perché il pollo è considerato una proteina sostenibile?</strong></p>
<p>La sostenibilità di un alimento dipende da diversi fattori, tra cui le emissioni di gas serra generate durante la produzione, il consumo di acqua, l&#8217;utilizzo del suolo e le risorse necessarie per ottenere il prodotto finale.</p>
<p>Nel caso del pollo, uno degli elementi più rilevanti è l&#8217;elevata efficienza produttiva: oggi, infatti, sono sufficienti circa 1,7 chilogrammi di mangime per ottenere 1 chilogrammo di carne avicola. Questo significa che la filiera riesce a trasformare le risorse disponibili in proteine destinate all&#8217;alimentazione umana in modo particolarmente efficiente.</p>
<p><strong>Quanto incidono gli allevamenti avicoli sulle emissioni?</strong></p>
<p>Quando si parla di emissioni è importante distinguere tra i diversi comparti della zootecnia, che presentano caratteristiche molto differenti tra loro.</p>
<p>Secondo <a href="https://www.unaitalia.com/dati-ispra-emissioni-gas-serra-italia-avicoltura-si-conferma-tra-settori-meno-impattanti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>i dati ISPRA</strong></a>, il settore avicolo rappresenta il 2,6% delle emissioni generate dalla zootecnia italiana. Rapportando questo dato alle emissioni complessive del Paese, il contributo della filiera avicola risulta inferiore allo 0,2%.</p>
<p>Si tratta di una quota particolarmente contenuta che riflette sia l&#8217;efficienza produttiva del comparto sia i progressi compiuti negli ultimi anni sul fronte dell&#8217;innovazione tecnologica e della gestione responsabile delle risorse.</p>
<p><strong>Come sta cambiando la sostenibilità della filiera?</strong></p>
<p>Il settore oggi investe in numerosi progetti dedicati all&#8217;economia circolare e alla riduzione dell&#8217;impatto ambientale. Ma l&#8217;impegno della filiera avicola verso la transizione ecologica ha radici profonde: già tra il 2016 e il 2021, secondo i dati raccolti da Unaitalia, il settore ha dimostrato la sua spinta sostenibile producendo circa 310 milioni di kWh di energia rinnovabile e generando 87 milioni di metri cubi di biogas e biometano.</p>
<p>Nello stesso periodo, l&#8217;attenzione all&#8217;economia circolare ha permesso di recuperare oltre 46 milioni di litri di acqua di processo e di avviare al recupero circa il 90% dei rifiuti prodotti. Infine, circa il 60% dei mezzi utilizzati dalla filiera appartiene a categorie a basse emissioni di CO₂, contribuendo a ridurre ulteriormente l&#8217;impatto ambientale delle attività di trasporto.</p>
<p>Un trend virtuoso che la filiera continua a promuovere attraverso nuovi investimenti in economia circolare e sostenibilità ambientale.</p>
<p><strong>Sostenibilità significa anche ridurre gli sprechi?</strong></p>
<p>Assolutamente sì. L&#8217;impatto ambientale di un alimento non dipende soltanto da come viene prodotto, ma anche da come viene consumato.</p>
<p>Ogni alimento che viene sprecato comporta infatti una perdita di energia, acqua, lavoro e materie prime utilizzate per produrlo. Su questo fronte, le aziende della filiera operano già con standard di massima efficienza: grazie a processi produttivi altamente ottimizzati e a logiche di economia circolare, gli sprechi industriali sono ridotti al minimo, e ogni risorsa o sottoprodotto viene recuperato e valorizzato.</p>
<p>Ridurre gli sprechi domestici rappresenta quindi l’ultimo tassello di questo impegno. Anche i consumatori, infatti, possono contribuire attraverso una corretta conservazione degli alimenti, una pianificazione più attenta degli acquisti e una migliore valorizzazione degli avanzi in cucina.</p>
<p><strong>Qualità nutrizionale e sostenibilità possono convivere?</strong></p>
<p>Una delle principali sfide del sistema alimentare consiste nel garantire alimenti nutrienti a una popolazione in crescita utilizzando meno risorse naturali.</p>
<p>Il pollo rappresenta un esempio concreto di questo equilibrio.<a href="https://www.vivailpollo.it/in-salute/5753/carni-avicole-3/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong> Oltre a essere una fonte di proteine ad alto valore biologico, vitamine del gruppo B e minerali essenziali</strong></a>, presenta una delle impronte ambientali più contenute tra le principali fonti proteiche animali.</p>
<p>Per questo motivo viene spesso indicato dagli esperti come uno degli alimenti in grado di coniugare qualità nutrizionale, accessibilità e sostenibilità, contribuendo a costruire modelli alimentari più equilibrati e responsabili.</p>
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		<title>Allevamenti e territorio: oltre i luoghi comuni sulla tutela dell’ambiente</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 13:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Quando si parla di cambiamenti climatici, ambiente e produzione alimentare, il dibattito pubblico tende spesso a generalizzare il ruolo della zootecnia. I dati più recenti raccontano però una realtà più articolata, soprattutto quando si guarda al comparto avicolo italiano. L&#8217;agricoltura riduce le proprie emissioni Secondo il Rapporto ISPRA 2026 sulle emissioni nazionali di gas serra, &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5774/ambiente-3/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Allevamenti e territorio: oltre i luoghi comuni sulla tutela dell’ambiente"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quando si parla di cambiamenti climatici, ambiente e produzione alimentare, il dibattito pubblico tende spesso a generalizzare il ruolo della zootecnia. I dati più recenti raccontano però una realtà più articolata, soprattutto quando si guarda al comparto avicolo italiano.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;agricoltura riduce le proprie emissioni</strong></p>
<p>Secondo il <a href="https://www.unaitalia.com/dati-ispra-emissioni-gas-serra-italia-avicoltura-si-conferma-tra-settori-meno-impattanti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rapporto ISPRA 2026</a> sulle emissioni nazionali di gas serra, il settore agricolo rappresenta il 7,7% delle emissioni complessive italiane. Un dato che va letto insieme a un altro elemento particolarmente significativo: dal 1990 al 2024 le emissioni del comparto si sono ridotte del 22,3%.</p>
<p>Si tratta di un risultato che conferma come l&#8217;agricoltura italiana stia contribuendo concretamente al raggiungimento degli obiettivi climatici europei, grazie all&#8217;innovazione tecnologica, al miglioramento delle pratiche produttive e a una maggiore efficienza nell&#8217;utilizzo delle risorse.</p>
<p><strong>Quanto pesa davvero l&#8217;avicoltura sull&#8217;ambiente?</strong></p>
<p>All&#8217;interno del settore agricolo, il comparto avicolo ha un&#8217;incidenza particolarmente contenuta.</p>
<p>Secondo ISPRA, infatti, l&#8217;avicoltura rappresenta soltanto il 2,6% delle emissioni generate dall&#8217;intera agricoltura italiana. Tradotto sul totale nazionale, significa che gli allevamenti avicoli incidono per meno dello 0,2% delle emissioni complessive di gas serra del Paese.</p>
<p>Per fare un confronto, le attività legate all&#8217;energia generano l&#8217;81% delle emissioni nazionali, mentre trasporti e settore residenziale rappresentano da soli quasi la metà del totale.</p>
<p><strong>Efficienza e innovazione fanno la differenza</strong></p>
<p>Uno dei motivi che spiegano il limitato impatto climatico delle carni avicole è l&#8217;elevata efficienza produttiva raggiunta negli ultimi decenni.</p>
<p>Oggi, per ottenere un chilogrammo di carne avicola sono necessari circa 1,7 kg di mangime, un valore tra i più bassi dell&#8217;intera zootecnia. Questa capacità di trasformare le risorse alimentari in proteine ad alto valore biologico consente di contenere il consumo di materie prime e le emissioni associate alla produzione.</p>
<p>Parallelamente, le aziende del settore stanno investendo da anni in sostenibilità, efficienza energetica ed economia circolare. Tra il 2015 e il 2020 l&#8217;avicoltura italiana ha investito oltre 50 milioni di euro in progetti ambientali, contribuendo alla produzione di energia rinnovabile, al recupero delle acque di processo e alla valorizzazione dei sottoprodotti.</p>
<p><strong>Una sostenibilità che si misura con i dati</strong></p>
<p>La sostenibilità di un sistema alimentare non può essere valutata attraverso <a href="https://www.vivailpollo.it/category/fake-news/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>percezioni o semplificazioni</strong></a>. È necessario considerare indicatori misurabili, come le emissioni per unità di prodotto, l&#8217;efficienza nell&#8217;utilizzo delle risorse e i progressi ottenuti nel tempo.</p>
<p>In questo senso, i dati mostrano come il comparto avicolo italiano rappresenti uno dei segmenti della produzione animale a minore impatto climatico e come continui a investire in innovazione per ridurre ulteriormente la propria impronta ambientale.</p>
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		<title>Cibo, equilibrio e salute: la scienza invita a superare i falsi miti sull’ alimentazione</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 15:34:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Nel dibattito pubblico sull’ alimentazione si tende spesso a semplificare temi estremamente complessi. Alcuni alimenti vengono promossi come automaticamente salutari, altri demonizzati come se fossero sempre e comunque dannosi. La realtà raccontata dalla ricerca scientifica è però molto più articolata. Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato come il rapporto tra dieta e salute non &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5749/alimentazione-5/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Cibo, equilibrio e salute: la scienza invita a superare i falsi miti sull’ alimentazione"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nel dibattito pubblico sull’ alimentazione si tende spesso a semplificare temi estremamente complessi. </strong></p>
<p>Alcuni alimenti vengono promossi come automaticamente salutari, altri demonizzati come se fossero sempre e comunque dannosi. La realtà raccontata dalla ricerca scientifica è però molto più articolata.</p>
<p>Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato come il rapporto tra dieta e salute non possa essere ridotto a slogan o contrapposizioni ideologiche. Più che concentrarsi sull’eliminazione di singoli alimenti, gli esperti invitano a considerare la qualità complessiva della <a href="https://www.vivailpollo.it/category/fake-news/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dieta</a>, l’equilibrio nutrizionale e il contesto in cui gli alimenti vengono consumati.</p>
<p><strong>Non contano solo le calorie</strong></p>
<p>Per molto tempo l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sull’apporto calorico. Oggi sappiamo che una nutrizione adeguata non riguarda soltanto la quantità di energia introdotta, ma soprattutto la capacità di soddisfare i fabbisogni dell’organismo attraverso nutrienti essenziali, vitamine, minerali e proteine di elevata qualità biologica.</p>
<p>In questo contesto, gli alimenti di origine animale continuano a rappresentare fonti importanti di nutrienti altamente biodisponibili come vitamina B12, ferro eme, zinco, iodio, colina e proteine complete, particolarmente utili nelle diverse fasi della vita e in situazioni di maggiore fabbisogno nutrizionale.</p>
<p>La salute, quindi, non dipende dalla semplice eliminazione di determinate categorie alimentari, ma dalla costruzione di un modello alimentare equilibrato, vario e sostenibile nel tempo.</p>
<p><strong>Dieta e cancro: una relazione più complessa degli slogan</strong></p>
<p>Uno dei temi più discussi riguarda il legame tra alimentazione e rischio oncologico. Negli anni si è diffusa l’idea che eliminare completamente carne e prodotti di origine animale possa rappresentare una strategia efficace per ridurre il rischio di tumore.</p>
<p>Tuttavia, il più <a href="https://cdnsciencepub.com/doi/10.1139/apnm-2023-0594" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ampio studio disponibile</strong></a> sul rapporto tra dieta e cancro suggerisce un quadro molto più sfumato. I risultati indicano infatti che l’adozione di una dieta esclusivamente plant-based non costituisce di per sé una garanzia di protezione nei confronti delle patologie oncologiche. Piuttosto, emerge l’importanza della qualità complessiva degli alimenti consumati e dello stile di vita generale.</p>
<p>Gli stessi ricercatori sottolineano come il rischio di sviluppare determinate malattie sia influenzato da molteplici fattori: predisposizione genetica, attività fisica, peso corporeo, consumo di alcol, fumo e qualità globale dell’alimentazione. Concentrarsi esclusivamente sulla presenza o assenza della carne nel piatto rischia quindi di offrire una visione parziale del problema.</p>
<p><strong>Le nuove evidenze sulle proteine animali</strong></p>
<p>Ulteriori dati scientifici stanno contribuendo a rivedere alcune convinzioni diffuse sull&#8217;alimentazione. Una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Applied Physiology, Nutrition and Metabolism ha osservato che un maggiore apporto di proteine animali non è associato a un aumento della mortalità generale e potrebbe addirittura essere correlato a una minore mortalità per cancro.</p>
<p>Si tratta di risultati che non autorizzano certo consumi eccessivi né modificano le raccomandazioni ufficiali sull’importanza di una dieta equilibrata. Tuttavia, contribuiscono a mettere in discussione una narrativa semplicistica secondo cui tutti gli alimenti di origine animale sarebbero automaticamente dannosi per la salute.</p>
<p>La ricerca continua infatti a mostrare come le proteine animali possano svolgere un ruolo significativo nell’apporto di nutrienti essenziali, soprattutto quando inserite in un modello alimentare vario e bilanciato.</p>
<p><strong>Oltre le contrapposizioni</strong></p>
<p>La scienza della nutrizione è per sua natura complessa. Contrapporre alimenti “buoni” e “cattivi” o promuovere modelli alimentari basati su esclusioni rigide raramente aiuta a comprendere davvero il rapporto tra cibo e salute.</p>
<p>Le evidenze più recenti suggeriscono invece un approccio fondato sull’equilibrio: consumare una varietà di alimenti, privilegiare la qualità nutrizionale, rispettare le porzioni consigliate e adottare uno stile di vita complessivamente sano. In questa prospettiva, anche gli alimenti di origine animale possono trovare spazio all’interno di una dieta equilibrata, contribuendo a fornire nutrienti importanti per il benessere dell’organismo.</p>
<p>Più che inseguire mode alimentari o slogan semplificati, la vera sfida è imparare a leggere la complessità dei dati scientifici. Perché quando si parla di alimentazione, la salute si costruisce soprattutto attraverso l’equilibrio.</p>
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		<title>Pollo e salute: il ruolo delle proteine animali tra crescita, metabolismo e ossa forti</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Aug 2025 08:45:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Negli ultimi tempi il pollo è finito al centro di discussioni e dubbi, complici titoli sensazionalistici e informazioni spesso imprecise. In questo articolo facciamo chiarezza sulle notizie circolate, smentiamo le fake news – dagli ormoni ai tumori – e riscopriamo il valore nutrizionale di un alimento sano, sicuro e adatto a tutte le età. Facciamo &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5610/pollo-18/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Pollo e salute: il ruolo delle proteine animali tra crescita, metabolismo e ossa forti"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Negli ultimi tempi il pollo è finito al centro di discussioni e dubbi, complici titoli sensazionalistici e informazioni spesso imprecise. In questo articolo facciamo chiarezza sulle notizie circolate, smentiamo le fake news – dagli ormoni ai tumori – e riscopriamo il valore nutrizionale di un alimento sano, sicuro e adatto a tutte le età.</strong></p>
<p><strong>Facciamo chiarezza: no, il pollo non contiene ormoni né residui di antibiotici</strong></p>
<p>Intorno al pollo circolano da anni alcune <strong><a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5506/filiera-5/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fake news </a>dure a morire</strong>, spesso alimentate da disinformazione o generalizzazioni. Tra le più comuni: l’idea che la carne di pollo contenga <strong>ormoni della crescita</strong> o <strong>antibiotici nocivi</strong> per la salute umana. Nulla di più falso.<br />
In Italia e in tutta l’Unione Europea, <strong>l’uso di ormoni negli animali da carne è vietato per legge dal 1981</strong>, e i controlli ufficiali condotti ogni anno da autorità come il Ministero della Salute non hanno mai rilevato la presenza di queste sostanze nella carne avicola.</p>
<p>Per quanto riguarda gli <strong>antibiotici</strong>, l’Italia è tra i Paesi più virtuosi d’Europa. Secondo i dati ufficiali ClassyFarm, l’uso di antibiotici nel settore avicolo è stato <strong>ridotto di oltre il 90%</strong> negli ultimi anni. In più, esiste un <strong>rigido periodo di sospensione prima della macellazione</strong>, che garantisce l’assenza di residui nei prodotti in vendita. I polli italiani, quindi, sono <strong>sicuri, controllati e perfettamente a norma</strong>.</p>
<p><strong>No, il pollo non fa venire il cancro: cosa dice davvero la scienza</strong></p>
<p>Di recente alcune notizie hanno sollevato preoccupazioni sui potenziali rischi legati al consumo di pollo e tumori gastrointestinali. Queste affermazioni si basano su <strong>uno studio osservazionale,</strong> che ha riscontrato un’associazione tra consumi elevati di pollo e un rischio maggiore di mortalità per alcune malattie. Tuttavia, come spiegato da esperti come il professor Luca Piretta e il divulgatore scientifico Dario Bressanini, <strong>questo tipo di studi non dimostra alcun nesso di causa-effetto</strong>. Inoltre, non considera variabili fondamentali come <strong>il metodo di cottura, la dieta complessiva e lo stile di vita</strong>.</p>
<p>Al contrario, la letteratura scientifica più solida e le <strong>metanalisi di alto livello</strong> mostrano come il pollo, consumato con moderazione e cucinato correttamente, sia <strong>un alimento sicuro e benefico</strong>, tanto da essere raccomandato nelle diete equilibrate anche da organismi internazionali come la FAO e l’OMS. Non a caso, <strong>la carne di pollo non è classificata come cancerogena</strong> dalla IARC (l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), a differenza di altri tipi di carne lavorata.</p>
<p><strong>Il pollo fa bene: crescita, muscoli, metabolismo e ossa forti</strong></p>
<p>La carne di pollo è una delle fonti proteiche più complete, leggere e versatili a disposizione. È ricca di <strong>proteine ad alto valore biologico</strong>, fondamentali per la <strong>crescita nei bambini</strong>, il <strong>mantenimento della massa muscolare negli adulti</strong> e il <strong>sostegno del metabolismo</strong> in tutte le fasce d’età.<br />
È naturalmente povera di grassi saturi e apporta nutrienti importanti come <strong>vitamine del gruppo B (in particolare la B12)</strong>, <strong>zinco</strong>, <strong>fosforo</strong> e <strong>selenio</strong>, tutti essenziali per il corretto funzionamento del sistema immunitario e il benessere dell’organismo.</p>
<p>Grazie al suo profilo nutrizionale, il pollo è spesso incluso nelle <strong>diete equilibrate, ipocaloriche o ricostituenti</strong>, ed è ideale anche per gli anziani, che necessitano di alimenti digeribili, proteici e facilmente masticabili. Inoltre, il contenuto di <strong>fosforo e proteine</strong> contribuisce al mantenimento di <strong>ossa forti</strong>, mentre l’apporto proteico aiuta a <strong>preservare la massa muscolare con l’avanzare dell’età</strong>.</p>
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		<title>Fake news sulla filiera 100% italiana? Scacco in cinque mosse</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 13:41:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Filiera non sostenibile, consumo di carne non salutare, alimenti plant-based come sostituti perfetti della carne: quante sono le fake news che inquinano il dibattito intorno alla produzione di carni avicole? Eppure si tratta di un settore centrale per la food security, ci dovrebbero essere informazioni chiare e non distorte. Ecco un vademecum che smonta con dati &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5506/filiera-5/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Fake news sulla filiera 100% italiana? Scacco in cinque mosse"</span></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5506/filiera-5/">Fake news sulla filiera 100% italiana? Scacco in cinque mosse</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.vivailpollo.it">Viva il Pollo</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Filiera non sostenibile, consumo di carne non salutare, alimenti <em>plant-based</em> come sostituti perfetti della carne: quante sono le fake news che inquinano il dibattito intorno alla produzione di carni avicole? </strong></p>
<p>Eppure si tratta di un settore centrale per la food security, ci dovrebbero essere informazioni chiare e non distorte. Ecco un vademecum che smonta con dati e studi scientifici <a href="https://www.vivailpollo.it/category/fake-news/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>le più pericolose bufale</strong></a> che circolano sul settore di produzione delle carni, aggiornata con quelle che oggi risultano essere le più diffuse.</p>
<p>1.Mangiamo troppa carne.</p>
<p><strong>Falso!</strong> Le stime si riferiscono ai consumi apparenti, che considerano anche le parti non commestibili. In Italia, infatti, in media il consumo reale pro-capite è di circa 32,9 Kg di carne all’anno. A sgombrare il campo da equivoci ci ha pensato l’imponente lavoro di ricerca dell’equipe dell’Università di Bologna, coordinata dal professor emerito di Zootecnia Vincenzo Russo, insieme alla Commissione di studio Istituita dall’ASPA: “Consumo reale di carne e di pesce in Italia” il titolo del lavoro del team di studio che ha rivisto al ribasso le stime sul consumo di carne finora disponibili che si basavano unicamente sulla quantità, in peso carcassa equivalente, di carni prodotte e importate, senza tenere in considerazione che esistono parti commestibili e parti non commestibili. Nel 2021 secondo i dati Ismea, in Italia il “consumo apparente” pro capite annuo (bovino, suino e pollo) è stato pari a 65,3 Kg che corrisponde ad un consumo reale, quindi delle sole parti edibili, di 32,9 Kg, quindi di certo al di sotto del consumo giornaliero raccomandato di carne.</p>
<p>2.La produzione di carne non è sostenibile per l’ambiente: troppi sprechi di acqua</p>
<p><strong>Falso!</strong> Le fonti su cui si basano queste stime quantificano il volume di acqua utilizzata e non l’impatto ambientale dell’acqua consumata nella produzione. Ma non tutta l’acqua è uguale: l’acqua presa dalla falda non ha lo stesso impatto ambientale di quella piovana o di quella scaricata. In Italia per produrre 1 Kg di carne bovina in un sistema efficiente servono 790 litri d’acqua perché l’80-90% di queste risorse idriche ritorna nel naturale ciclo dell’acqua. È vero che per produrre 1 Kg di carne di manzo servono 15.000 litri d’acqua? Non proprio, soprattutto in Italia: la valutazione dei consumi d’acqua nel settore zootecnico calcola l’impronta idrica di un prodotto sommando l’acqua «blu», quella prelevata dalla falda o dai corpi idrici superficiali, l’acqua «verde», quella piovana evapotraspirata dal terreno durante la crescita delle colture, e l’acqua «grigia», il volume d’acqua necessario a diluire e depurare gli scarichi idrici di produzione. In Italia si impiega, rispetto alla media mondiale, il 25% d’acqua in meno per produrre un chilo di carne bovina. A livello complessivo, dunque, l’intero settore italiano delle carni (bovino, avicolo e suino) impiega per l’80-90% risorse idriche che fanno parte del naturale ciclo dell’acqua e che sono restituite all’ambiente come l’acqua piovana, mentre solo il 10-20% dell’acqua necessaria per produrre 1 Kg di carne viene effettivamente consumata.</p>
<p>3.Gli allevamenti e la filiera delle carni contribuiscono al cambiamento climatico</p>
<p><strong>Falso!</strong> Secondo il lavoro di un team di ricercatori dell’Università di Sassari, l’allevamento italiano contribuisce a combattere il riscaldamento globale e a mitigare il cambiamento climatico. Il team di ricerca italiano infatti ha adoperato le nuove metriche per calcolare le emissioni proposte da un pool di fisici di Oxford che per la prima volta tengono conto della permanenza dei gas in atmosfera. Una differenza sostanziale se consideriamo che il metano dopo 50 anni è praticamente sparito, mentre l’anidride carbonica resta in atmosfera per oltre mille anni. I ricercatori italiani, sulla base dei dati ufficiali pubblicati dall’ISPRA dal 1990 al 2020, hanno applicato queste nuove metriche alle emissioni di metano di tutte le filiere zootecniche italiane e hanno successivamente confrontato i risultati con quelli che si erano ottenuti usando le vecchie metriche, rilevando non solo una significativa riduzione delle emissioni, ma addirittura la negativizzazione dell’impronta ambientale.</p>
<p>4.I cibi artificiali impattano sull’ambiente molto meno di quelli naturali.</p>
<p><strong>Falso</strong>! La produzione di alimenti naturali si inserisce in un processo completo dove emissioni e sequestro delle emissioni sono bilanciate. Nella produzione dei fake food invece si possono contabilizzare solo le emissioni. Gli alimenti di origine animale sono prodotti in condizioni in cui emissioni e assorbimenti si bilanciano. Nel caso dei gas climalteranti, alle emissioni di metano, protossido di azoto degli allevamenti della filiera, si contrappone la capacità delle colture e delle superfici alberate di sequestrare carbonio per cui il bilancio è, nelle condizioni generali dell’allevamento italiano, in parità se non in negativo, secondo i calcoli effettuati con le nuove stime.</p>
<p>5.La carne è pericolosa perché contiene ormoni e antibiotici.</p>
<p><strong>Falso!</strong> Il trattamento degli animali della filiera con ormoni è vietato in Europa da oltre 40 anni e da più di quindici anni sono vietati anche gli antibiotici a scopo preventivo. L’impiego di antibiotici deve essere limitato nel tempo, e gli animali possono essere macellati soltanto dopo che i farmaci sono stati completamente smaltiti (dopo cioè il cosiddetto “periodo di sospensione”), cioè quando i residui sono a concentrazioni del tutto innocue per la salute umana. Il pollo e tutta la carne che mangiamo quindi non ne contiene affatto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fonti: <a href="https://www.carnisostenibili.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Carni Sostenibili</a>, </strong></p>
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		<title>Sono nate prime le uova o le fake news?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 18:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[fake news]]></category>
		<category><![CDATA[filiera 100% italiana]]></category>
		<category><![CDATA[I filamenti biancastri vicino al tuorlo indicano che sono uova embrionate]]></category>
		<category><![CDATA[Il colore del guscio delle uova dipende dall’alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Il consumo di uova aumenta i valori di colesterolo]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare bene]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare sano]]></category>
		<category><![CDATA[pollo e uova insieme fanno male]]></category>
		<category><![CDATA[Un tuorlo più colorato indica che l’uovo è più nutriente]]></category>
		<category><![CDATA[uova]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le fake news più gettonate sulle uova della filiera 100% italiana Si fa presto a far girare notizie non corrette, le cosiddette bufale, complice il web e i numerosi siti di informazione dalle fonti dubbie. Ecco perché desideriamo fornirvi le risposte a quattro tra le fake news più popolari sulle uova, per aiutarvi ad eliminare &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5204/fake-news-5/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Sono nate prime le uova o le fake news?"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le fake news più gettonate sulle uova della filiera 100% italiana</strong></p>
<p>Si fa presto a far girare notizie non corrette, le cosiddette bufale, complice il web e i numerosi siti di informazione dalle fonti dubbie. Ecco perché desideriamo fornirvi le risposte a quattro tra le fake news più popolari sulle <a href="https://www.vivailpollo.it/tutti-pazzi-per-il-pollo/4517/conservare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>uova</strong></a>, per aiutarvi ad eliminare alcuni pregiudizi molto diffusi.</p>
<ol>
<li>Il colore del guscio delle uova dipende dall’alimentazione: FALSO.</li>
</ol>
<p>Nonostante il consumatore italiano sia abituato alle classiche uova beige/rosate o bianche che troviamo comunemente nei supermercati, esistono alcune razze di galline che producono uova con colorazioni diverse. La colorazione è dovuta a particolari pigmenti naturali, principalmente di origine epatica, ed è su base genetica. Ciononostante, l’intensità del colore può dipendere dall’età, da stati patologici e dall’alimentazione. Le proprietà nutrizionali dell’uovo non sono correlate al colore del guscio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="2">
<li>Un tuorlo più colorato indica che l’uovo è più nutriente: FALSO.</li>
</ol>
<p>Il colore del tuorlo d’uovo è legato ai carotenoidi presenti nel mangime e al loro assorbimento intestinale. Non incide assolutamente sul profilo nutrizionale dell’uovo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="3">
<li>Il consumo di uova aumenta i valori di colesterolo ed espone a patologie cardiache e incidenti cerebrovascolari: FALSO.</li>
</ol>
<p>Il colesterolo è contenuto solo nel tuorlo, mentre l’albume ne è completamente privo. La dieta influenza solo per il 15-20% la colesterolemia e la maggior parte del colesterolo che si trova nel sangue, infatti, è prodotto dall’organismo stesso nel fegato. L’uovo è, invece, un alimento insostituibile sulla nostra tavola: fonte di proteine, vitamine, minerali e altre sostanze benefiche. Un’ampia e recente metanalisi pubblicata sul <a href="https://www.bmj.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>British Medical Journal</strong></a> è arrivata alla conclusione che il rischio di infarto e ictus non aumenta consumando un uovo al giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ol start="4">
<li>I filamenti biancastri vicino al tuorlo indicano che sono uova embrionate: FALSO.</li>
</ol>
<p>I filamenti che si notano in prossimità del tuorlo si definiscono calaze e sono il risultato della rotazione dell&#8217;uovo in ovidotto. Sono strutture di natura proteica che si ancorano ai poli dell&#8217;uovo. Sono strutture che nulla hanno a che fare con la fecondazione. Le <a href="https://www.vivailpollo.it/tag/pollo-e-uova-insieme-fanno-male/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">uova</a> presenti in commercio, infatti, sono uova non fecondate.</p>
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		<title>Antibiotici nel piatto? No grazie, un nuovo report lo conferma</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 14:49:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[WilPollo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Fake News]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[filiera avicola 100% italiana]]></category>
		<category><![CDATA[il pollo fa male ai maschi]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare bene]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare carne di pollo fa male]]></category>
		<category><![CDATA[mangiare sano]]></category>
		<category><![CDATA[pollo 100% italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L’impiego di antibiotici in medicina veterinaria, e dunque negli allevamenti, è in costante diminuzione. Lo riconferma uno studio globale dell’’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH). Vediamo in dettaglio i dati che sono emersi. Allevamenti, calo nelle vendite di antibiotici. Secondo l’ESVAC (European Surveillance of Veterinary Antimicrobial Consumption), nei soli tre anni che vanno dal &#8230; <a href="https://www.vivailpollo.it/fake-news/5173/antibiotici/" class="more-link">Leggi tutto<span class="screen-reader-text"> "Antibiotici nel piatto? No grazie, un nuovo report lo conferma"</span></a></p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’impiego di antibiotici in medicina veterinaria, e dunque negli allevamenti, è in costante diminuzione. </strong></p>
<p>Lo riconferma uno studio globale dell’’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH). Vediamo in dettaglio i dati che sono emersi.</p>
<p><strong>Allevamenti, calo nelle vendite di antibiotici.</strong> Secondo l’ESVAC (European Surveillance of Veterinary Antimicrobial Consumption), nei soli tre anni che vanno dal 2018 al 2021, i 27 paesi dell’Unione europea hanno registrato un calo del 18% delle vendite di antimicrobici per impiego veterinario. In pratica, è già stato raggiunto un terzo del target di riduzione del 50% fissato per il 2030 dalle autorità europee. Ma l’Europa non è da sola in questo processo di riduzione dell’impiego di antibiotici in campo veterinario. L’Organizzazione mondiale per la salute animale (WOAH), in un suo recente rapporto, conferma che l’uso globale di antimicrobici negli animali è diminuito negli ultimi tre anni del 13%. L’impiego di antibiotici in medicina veterinaria, e dunque negli allevamenti, è in costante e progressiva diminuzione. Già nel novembre dello scorso anno l’Agenzia europea del farmaco (EMA, European Medicines Agency) confermava che nel decennio che va dal 2011 al 2021 si è registrato un calo del 47%, che va sommarsi alla flessione registrata lo scorso anno del 5,5%.</p>
<p><strong>Il database del reporting dei dati. </strong>Per monitorare meglio la situazione, WOAH ha anche digitalizzato il suo database nella piattaforma online “ANIMUSE“, che facilita l’accesso aperto ai dati globali e regionali in modo interattivo offrendo reporting, controllo degli errori e strumenti di visualizzazione dei dati più semplici da utilizzare. Il perché di tanta attenzione verso gli antibiotici è legato alla progressiva crescita dei fenomeni di antibiotico-resistenza da parte di alcuni batteri patogeni. È la conseguenza di un uso improprio di questi farmaci, soprattutto nell’uomo, ma anche negli animali. Quanto il problema sia importante lo dimostrano gli oltre 30mila decessi che ogni anno si registrano in Europa a causa della perdita di efficacia di questi farmaci, che per la loro importanza si possono definire salvavita. Mortalità che sale a quattro milioni di persone quando lo sguardo si allarga a tutto il mondo.</p>
<p><strong>Antibiotici: un focus per saperne di più. </strong>La medicina veterinaria, stando alle risultanze di tutti gli organismi preposti al controllo, sta facendo la sua parte con risultati più che lusinghieri. Un risultato che non riguarda solo gli antibiotici, ma l’insieme del complesso di farmaci che vengono impiegati nella cura degli animali. Il più recente rapporto di EFSA (Ente europeo per la sicurezza alimentare) sulle produzioni di origine animale conferma che su oltre 600mila campioni esaminati solo l’1,7 per mille ha presentato tracce di sostanze indesiderate, a volte solo contaminanti ambientali. Ridurre gli antibiotici può non bastare. Al contempo è opportuno distinguere fra antibiotici usati per gli animali e per gli esseri umani. Lo prevede anche un Regolamento della Commissione europea (il 2022/1255) entrato in vigore a febbraio di quest’anno, che ha destinato 18 classi di antibiotici al solo impiego in campo umano. Il risultato è che meno del 20% degli antibiotici utilizzati in medicina veterinaria sono prioritari per l’uomo. A proposito di cure nell’uomo, un rapporto di AIFA (Agenzia italiana del farmaco) del 2021 segnala la prevalenza di un uso inappropriato, in particolare per numerose patologie delle prime vie respiratorie. Uso improprio che risulta persino in crescita e che rischia di ridurre se non annullare gli sforzi che la medicina veterinaria e più in generale tutta la <a href="https://www.vivailpollo.it/il-viaggio-del-pollo/1716/pollo-e-antibiotici-facciamo-chiarezza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>zootecnia</strong></a> sta facendo con responsabile impegno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fonte: <a href="https://www.carnisostenibili.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Carni Sostenibili</strong></a></p>
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