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Antibiotici negli allevamenti: cosa dice la normativa e come è cambiato il settore avicolo

Gli antibiotici possono essere utilizzati solo a scopo terapeutico e sotto controllo veterinario. Ecco cosa prevede la normativa e come la filiera ha ridotto il loro utilizzo negli ultimi anni.

Quando si parla di allevamenti, il tema degli antibiotici è spesso al centro del dibattito pubblico. Nel tempo si sono diffuse informazioni imprecise che hanno contribuito ad alimentare dubbi e preoccupazioni tra i consumatori. Ma qual è la situazione oggi? Quando possono essere utilizzati gli antibiotici negli allevamenti avicoli? E quali risultati sono stati ottenuti negli ultimi anni? I dati raccontano una realtà molto diversa da quella spesso rappresentata online.

Perché vengono utilizzati gli antibiotici?

Esattamente come accade per gli esseri umani, anche gli animali possono ammalarsi. Quando questo succede, curarli non è solo una necessità gestionale, ma un preciso dovere per evitare inutili sofferenze e garantire il loro benessere. Oggi, la normativa europea in materia è tra le più stringenti al mondo. Gli antibiotici negli allevamenti possono essere utilizzati esclusivamente per finalità terapeutiche, cioè per curare specifiche patologie, e sempre sotto la supervisione di un medico veterinario.

Resiste ancora la fake news secondo cui gli antibiotici verrebbero usati per far crescere gli animali più velocemente. In realtà, l’Unione europea ha vietato tassativamente l’uso degli antibiotici come promotori della crescita dal lontano 2006. I farmaci, quindi, entrano in gioco solo e soltanto quando la salute dell’animale lo richiede.

Come vengono controllati gli antibiotici negli allevamenti?

L’utilizzo degli antibiotici è sottoposto a controlli lungo tutta la filiera.

I veterinari valutano lo stato di salute degli animali e stabiliscono se un trattamento sia realmente necessario. Inoltre, la normativa prevede specifici tempi di sospensione che devono trascorrere tra l’ultimo trattamento e l’ingresso dell’animale nella filiera alimentare. Questo sistema di controlli garantisce che i prodotti destinati ai consumatori rispettino rigorosi standard di sicurezza alimentare.

Perché il settore ha ridotto così tanto il loro utilizzo?

Negli ultimi anni la filiera avicola ha investito fortemente nella prevenzione delle malattie, con l’obiettivo di ridurre la necessità di ricorrere ai trattamenti farmacologici. Secondo l’elaborazione di Unaitalia sui dati ClassyFarm, tra il 2015 e il 2025 l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti avicoli si è ridotto del 96%, con una diminuzione del 97,55% nel pollo e del 94,75% nel tacchino.

Questi risultati sono stati ottenuti grazie a investimenti in biosicurezza, monitoraggio sanitario, innovazione tecnologica e formazione degli operatori. Oggi l’Italia rappresenta uno dei Paesi europei più avanzati nella gestione responsabile degli antibiotici in avicoltura.

Cos’è la biosicurezza e quale ruolo ha nella riduzione degli antibiotici?

La biosicurezza comprende tutte le misure adottate per prevenire l’ingresso e la diffusione di malattie negli allevamenti. Controllo degli accessi, procedure di pulizia e disinfezione, monitoraggio sanitario degli animali e gestione accurata delle strutture contribuiscono a ridurre il rischio di malattie e, di conseguenza, la necessità di utilizzare farmaci.

Proprio il rafforzamento delle misure di biosicurezza è stato uno degli elementi chiave che hanno permesso alla filiera di ottenere risultati così significativi nella riduzione del consumo di antibiotici.

Quali altre iniziative ha adottato la filiera?

La riduzione degli antibiotici non è l’unico risultato raggiunto dal comparto. Secondo Unaitalia, già dal 2009 il settore avicolo italiano ha eliminato volontariamente l’utilizzo delle cefalosporine di terza e quarta generazione, considerate particolarmente importanti per la medicina umana. Dal 2017 è stata inoltre eliminata la colistina nei polli.

Queste scelte testimoniano l’impegno della filiera nel contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e nel promuovere un utilizzo sempre più responsabile dei farmaci veterinari.

Cosa significa tutto questo per i consumatori?

Per i consumatori significa poter contare su una filiera che investe costantemente in prevenzione, innovazione e sicurezza alimentare. La riduzione dell’utilizzo degli antibiotici non è avvenuta rinunciando alla salute degli animali, ma attraverso un miglioramento complessivo delle pratiche di allevamento. Dietro il pollo che arriva sulle tavole degli italiani esiste infatti un sistema di controlli, competenze e procedure che coinvolge allevatori, veterinari e autorità sanitarie e che lavora ogni giorno per garantire prodotti sicuri e controllati.