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Allevamenti e territorio: oltre i luoghi comuni sulla tutela dell’ambiente

Quando si parla di cambiamenti climatici, ambiente e produzione alimentare, il dibattito pubblico tende spesso a generalizzare il ruolo della zootecnia. I dati più recenti raccontano però una realtà più articolata, soprattutto quando si guarda al comparto avicolo italiano.

L’agricoltura riduce le proprie emissioni

Secondo il Rapporto ISPRA 2026 sulle emissioni nazionali di gas serra, il settore agricolo rappresenta il 7,7% delle emissioni complessive italiane. Un dato che va letto insieme a un altro elemento particolarmente significativo: dal 1990 al 2024 le emissioni del comparto si sono ridotte del 22,3%.

Si tratta di un risultato che conferma come l’agricoltura italiana stia contribuendo concretamente al raggiungimento degli obiettivi climatici europei, grazie all’innovazione tecnologica, al miglioramento delle pratiche produttive e a una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse.

Quanto pesa davvero l’avicoltura sull’ambiente?

All’interno del settore agricolo, il comparto avicolo ha un’incidenza particolarmente contenuta.

Secondo ISPRA, infatti, l’avicoltura rappresenta soltanto il 2,6% delle emissioni generate dall’intera agricoltura italiana. Tradotto sul totale nazionale, significa che gli allevamenti avicoli incidono per meno dello 0,2% delle emissioni complessive di gas serra del Paese.

Per fare un confronto, le attività legate all’energia generano l’81% delle emissioni nazionali, mentre trasporti e settore residenziale rappresentano da soli quasi la metà del totale.

Efficienza e innovazione fanno la differenza

Uno dei motivi che spiegano il limitato impatto climatico delle carni avicole è l’elevata efficienza produttiva raggiunta negli ultimi decenni.

Oggi, per ottenere un chilogrammo di carne avicola sono necessari circa 1,7 kg di mangime, un valore tra i più bassi dell’intera zootecnia. Questa capacità di trasformare le risorse alimentari in proteine ad alto valore biologico consente di contenere il consumo di materie prime e le emissioni associate alla produzione.

Parallelamente, le aziende del settore stanno investendo da anni in sostenibilità, efficienza energetica ed economia circolare. Tra il 2015 e il 2020 l’avicoltura italiana ha investito oltre 50 milioni di euro in progetti ambientali, contribuendo alla produzione di energia rinnovabile, al recupero delle acque di processo e alla valorizzazione dei sottoprodotti.

Una sostenibilità che si misura con i dati

La sostenibilità di un sistema alimentare non può essere valutata attraverso percezioni o semplificazioni. È necessario considerare indicatori misurabili, come le emissioni per unità di prodotto, l’efficienza nell’utilizzo delle risorse e i progressi ottenuti nel tempo.

In questo senso, i dati mostrano come il comparto avicolo italiano rappresenti uno dei segmenti della produzione animale a minore impatto climatico e come continui a investire in innovazione per ridurre ulteriormente la propria impronta ambientale.