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Fake News

Le carni bianche sono cariche di ormoni: FALSO!

Smentiamo una delle fake news legate alle carni bianche più gettonate, quella sugli ormoni

Il pollo non è solo uno degli alimenti più presenti sulla tavola ma uno dei cibi più completi e benigni dal punto di vista nutrizionale: un adeguato consumo di carne bianca infatti può contribuire a migliorare la qualità complessiva della dieta della popolazione italiana. Purtroppo oltre alle buone notizie opportunamente documentate, ci portiamo dietro spesso anche numerose fake news che anno dopo anno faticano a morire. Eccone elencate alcune delle più comuni con le relative smentite.

Uno dei luoghi comuni più diffusi riguarda la presenza di ormoni nella carne di pollo. Non tutti sanno che l’uso di ormoni e stimolatori della crescita è illegale e severamente proibito dalle leggi italiane ed europee, per questo gli ormoni non vengono mai impiegati negli allevamenti italiani di polli e tacchini. Così come certificano le migliaia di controlli che vengono effettuati ogni anno nell’ambito del Piano Nazionale Residui coordinato dal Ministero della Salute non c’è dunque alcun rischio di trovare residui di queste sostanze nelle carni bianche che consumiamo quotidianamente. L’uso degli ormoni sarebbe inoltre inutile e antieconomico.

Un’altra fake news è legata alla presenza di residui di antibiotici nelle carni. Gli antibiotici possono essere somministrati solo dopo diagnosi e prescrizione di un veterinario e secondo il principio “il meno possibile, solo quando necessario”. Gli antibiotici in allevamento sono utilizzati solo a scopi curativi, mai preventivi. Inoltre, in caso di trattamento, l’animale è avviato al macello solo dopo un periodo di sospensione, cioè un adeguato tempo stabilito per legge tra l’ultima somministrazione e la commercializzazione delle carni. Questo per garantire che la carne che viene successivamente consumata dal consumatore non contenga più tracce di medicinali. Negli ultimi anni, l’uso di antibiotici nel settore avicolo è stato drasticamente ridotto grazie all’introduzione di diverse misure. Tra queste vi sono migliori sistemi di biosicurezza e una gestione ottimizzata dell’allevamento e dei parametri ambientali. L’impegno della filiera avicola italiana nella costante riduzione dell’uso degli antibiotici ha fatto registrare dal 2011 al 2021 un calo nel loro utilizzo negli allevamenti del 93,5% per il pollo e dell’83% per il tacchino.