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Tutti pazzi per il pollo

Sfatiamo le principali fake news sul pollo 100% italiano

Smentiamo le fake news sul pollo 100% italiano facendo chiarezza sulla produzione di uno degli alimenti più consumati nelle case degli italiani e che costituisce una delle eccellenze del made in Italy

Quando parliamo di pollo, possiamo stare tranquilli.

La produzione avicola, come le altre produzioni alimentari, avviene infatti nell’Unione Europea e in Italia nel rispetto di un rigoroso sistema di norme che intervengono a garanzia della sicurezza alimentare dei consumatori, della tutela del benessere animale e della salvaguardia dell’ambiente.

Nessun segreto, nessuna ansia: la filiera italiana è protagonista di iniziative che spesso hanno addirittura anticipato le direttive europee, come nel caso dell’adozione di un regime di etichettatura volontario fin dal 2005, dieci anni prima che la Commissione Europea rendesse obbligatorio questo sistema per certificare l’origine della carne.

Zero ormoni – Gli ormoni non vengono mai utilizzati nella filiera avicola perchè vietati dalle leggi italiane ed europee, come tutte le sostanze che stimolano la crescita degli animali. Inoltre, il loro utilizzo sarebbe totalmente inutile in quanto gli ormoni sarebbero utili solo per la crescita dei mammiferi e, ovviamente, polli e tacchini non lo sono

La fake news sull’uso degli ormoni è forse “alimentata” dal fatto che gli animali crescono più velocemente rispetto a 30 anni fa. Oggi questo è reso possibile da una selezione delle razze con regole più rigide, da un’alimentazione più ricca, con mangimi naturali di origine vegetale, e metodologie di allevamento innovative e tecnologicamente più avanzate.

Il pollo 100% italiano cresce non ad antibiotici– Le carni avicole che portiamo in tavola non contengono antibiotici. Gli allevatori italiani rispettano sempre il tempo di sospensione, ovvero il tempo necessario perché l’animale smaltisca il farmaco prima di essere avviato al consumo. Un rispetto confermato anche dai risultati costantemente negativi dei controlli effettuati periodicamente dalle autorità sanitarie.

Gabbie? No, grazie! – Una delle fake news più radicate è quella legata alle gabbie. In Italia da ormai 60 anni polli e tacchini sono allevati a terra e non in batteria, in genere all’interno di ampi capannoni, nel rispetto delle norme europee e italiane, le più rigorose al mondo, che stabiliscono parametri tali da consentire all’animale di avere comportamenti naturali: clima, illuminazione e densità di allevamento. Il pieno benessere animale è una prerogativa che ricopre un’importanza centrale all’interno della filiera avicola, che è sempre più integrata e di qualità.

Lavare la mani, non il pollo – Lavare la carne di pollo non solo serve a nulla ma da un punto di vista igienico è addirittura sconsigliato. Il lavaggio infatti non elimina eventuali microrganismi che possono essere presenti sul pollo, come su tutti gli altri alimenti crudi, ma aumenta il rischio di contaminazione. Per evitare rischi è sufficiente utilizzare acqua e materie prime sicure, lavare le mani e gli attrezzi del piano di cucina dopo aver manipolato il cibo crudo, separare i cibi cotti da quelli crudi, far cuocere bene gli alimenti e conservarli alla giusta temperatura.

Il pollo non contiene meno ferro della carne rossa– La carne bianca contiene poco ferro? Falso. La carne di pollo ha più o meno lo stesso contenuto di ferro di delle carni ‘rosse’. L’unica differenza è data  dalla mioglobina, una metalloproteina presente nelle carni rosse. Dal punto di vista nutrizionale, invece, non vi è alcuna differenza: 100 grammi di coscia di pollo (cotto senza pelle) contengono 1,4 mg di ferro, quantità assolutamente comparabili con quella delle più diffuse carni rosse, come la costata di bovino adulto (1,3 mg) o la lombata di bovino adulto (1,4 mg).